Mi chiamo Chiara, non vivo più a Gela, ma ci sarò sempre per la mia città

Si chiama Chiara, è una studentessa gelese che frequenta l’Università a oltre 1200 chilometri da Gela. La distanza dalla sua città, a cui rimane molto legata, le ha fatto capire quanto sia una fortuna avere il mare, e quanto faccia male sentir parlare male del luogo a cui la legano tanti ricordi. Quanto faccia male non ribellarsi a chi e a cosa  ci sta uccidendo. Questa la sua lettera integrale

“Mi chiamo Chiara, ho 24 anni e sono una studentessa gelese e, per motivazioni ormai conosciute a tutti, sono una fuori sede. Sto terminando il mio percorso di studi quì a Venezia, lontano da casa, dalla mia famiglia, dalla mia terra.
Non me ne pento delle scelte che ho fatto tempo fa. La lontananza da casa mia, mi ha fatto (e continua a farlo) vedere le cose da un’altra prospettiva: mi fa confrontare la cultura, il pensiero, l’organizzazione, la civiltà, la città e tutto quello che ne consegue, con la realtà in cui sono cresciuta e ho vissuto, che mi ha fatto diventare quella che sono. Non mi abituerò mai alla distanza, alle differenze che, purtroppo per alcuni e per fortuna per altri (compresa me stessa), ci sono.”
“La lontananza da casa mi ha fatto capire quanto noi gelesi siamo fortunati ad avere quello che abbiamo. C’è gente che per vedere uno spiraglio di mare e di sole, deve fare ore di macchina, treni (sì, perchè quì hanno pure i treni!!!), aerei, permessi di lavoro e tutto quello che segue. E noi? Chi si affaccia e lo vede splendere; chi fa due passi e se lo ritrova davanti, chi lo ammira tutti i giorni andando a lavoro o quando va a prendere i figli a scuola. E’ sempre lì, per noi.
Ma ce lo meritiamo?
Quando tutti i giorni, buttiamo per terra quello che dovrebbe andare nei vari cassonetti, ci pensiamo a questa fortuna? O pensiamo che tutto ci è dovuto?
Ci ritroviamo in mezzo ad un sistema disorganizzato, corrotto, in cui l’unico interesse è dettato dal GUADAGNARE SENZA SUDARE, alle spalle di chi davvero si fa in quattro per portare quel famoso “pezzo di pane a casa”. Ma tu, nel tuo piccolo, cosa fai per la tua città? Come puoi pretendere un cambiamento dagli altri, quando tu per primo non sei il cambiamento?”
“Non sono nessuno io per giudicare i miei concittadini, e non voglio offendere o puntare il dito su nessuno. Non voglio fare a gara di chi è più o meno corretto. Inevitabilmente, davanti a certe situazioni, dico la mia, rifletto. E mi piacerebbe che tutti lo facessero.
Il mare di cui ho parlato prima, è una delle tante cose che abbiamo e che ci fanno essere orgogliosi di essere cittadini gelesi.
Il mio mare, che è il NOSTRO MARE, è il simbolo della mia città. A chi più, a chi meno, ci accomuna tutti. Potrei parlare di mille altre cose NOSTRE. Ma non sto scrivendo per parlare delle cose belle della mia piccola grande città.”
“Sono una studentessa fuori sede. E da tale, mi accorgo che il rumore delle parole che attaccano la mia città, che la trovano sempre sotto i riflettori per avvenimenti negativi, qui fa un suono diverso. Mi divorano. Mi fanno sentire impotente. Perchè sono lontana, e in qualche modo mi sento responsabile del “non cambiamento” di Gela. Perchè sarei dovuta essere lì. Capisco chi, pur essendo in città, si sente comunque impotente. Ma sono convinta, e ho visto, che in realtà, qualcuno che la vede come me, come te che vuoi farti sentire, c’è.
Dopo le recenti vicende del caso Eni e le parole del signor Pistritto, mi sono ritrovata davanti ad una realtà su cui si avevano delle ipotesi, quasi o mezze certezze, che però non erano mai arrivate dentro le nostre case fino a questo punto, in questo modo. Non considero questo signore un “eroe”, come ho letto in giro, ma lo ringrazio. Perchè avuto il coraggio di denunciare quello che, silenziosamente, ci sta uccidendo.”
“Sono una studentessa fuori sede, e dal rubinetto di casa mia scorre acqua limpida. La verdura di casa mia, prima di essere mangiata, viene pulita con quest’acqua. Tutti i giorni, il mio corpo, entra in contatto con quest’acqua. Vi dirò di più! Io, posso BERE, quest’acqua. Pago delle bollette regolarmente ed ho un servizio. Nessun ente ha detto che la mia acqua è contaminata. Pago le mie bollette, ho un servizio, e non mi lamento.”
“A Gela: si pagano le bollette, non si ha un servizio decente, perchè: tra l’acqua che manca un giorno si e un giorno sempre, e quando c’è, dal lavandino esce di tutti i colori, tranne del colore che dovrebbe essere, lo definirei, molto delicatamente, un servizio NON DECENTE, e… nessuno si lamenta.
Io mi chiedo PERCHE’. Perchè con tutte le nostre ragioni, con tutto quello che di bello ci viene tolto, con i vari casi di malformazione, tumori, terre dissestate, mare nero, pelle irritata dopo aver fatto un tuffo in acqua, nessuno si lamenta? Perchè si ha paura di parlare, paura di dire IO CI SONO PER LA MIA CITTA’?
Il signor Pistritto, ha AMMESSO che sotto qualche metro rispetto a noi, ha sotterrato la morte. E noi stiamo vedendo come ogni giorno questa emerge e ci tocca.”
“L’acqua con cui tutti i giorni siamo in contatto e che noi paghiamo, è contaminata.
Non possiamo fare finta di niente.
Non possiamo stare zitti.
E’ nell’indole dell’uomo appigliarsi a qualcosa di più grande quando ci si sente deboli.
Io, in questo momento, mi affido alla potenza dei giornali, della diffusione delle notizie. E dopo aver letto diversi articoli scritti da voi,”accento news”, “quotidiano di Gela” e “Rete Chiara”, sono sicura che tra voi c’è qualcuno che la pensa come me. E vi scrivo per dire che CI SONO.
Per adesso e ancora per un altro po’, sarò lontana da Gela.”
“Agisco facendo quello che posso, dicendo ai miei di farsi vivi, di essere presenti e uniti a chi vuole dare un’opportunità a Gela.
Quando sarò giù, sarò felice di partecipare a qualsiasi riunione o cosa da fare in favore di questa causa.
Grazie comunque per il lavoro che fate. Grazie perchè non perdete e non fate perdere le speranze.
Grazie per l’attenzione, se siete arrivati a leggere fin quì.”