Mio marito ex lavoratore dell’indotto: ecco cosa ho detto alla Boldrini

Donne determinate che hanno preso in mano la situazione drammatica che sta vivendo la città e, vedendo l’indifferenza della classe politica che si è succeduta, hanno deciso di  darsi da fare per arrivare a portare a conoscenza di una delle più alte cariche istituzionali la realtà economica di Gela. Donne, mogli, fidanzate, figlie, sorelle di quegli operai  dell’indotto che hanno perso il lavoro dopo quell’accordo firmato con Eni il 6 novembre del 2014 al Mise. accordo che ha portato finora al fermo degli impianti. Donne che hanno costituito circa un mese fa un movimento (il coordinamento delle donne), e che sabato sono riuscite a incontrare il presidente della Camera Laura Boldrini. Tra le  donne a Palermo c’era lei, Marisa Bevilacqua, moglie di un operaio dell’ex Remosa, società operante all’interno dell’indotto Eni,  che ha chiuso i battenti da tre anni. “Ci siamo poste dinnanzi al presidente della Camera, come donne semplici, determinate, con le «Mani Libere», che non vogliono e non possono arrendersi di fronte a questo dramma sociale-economico che sta attraversando la nostra amata città Gela”, ha detto la signora Bevilacqua, che ha sottolineato come la Boldrini si sia mostrata molto sensibile ai problemi di Gela. Ecco quale è stato il dialogo tra il presidente della Camera, ospite a Palermo per la presentazione del suo libro, e Marisa Bevilacqua. “Signor Presidente,  sono una donna di Gela , moglie di un ex lavoratore dell’indotto. Purtroppo mio marito da un giorno all’altro ha perso il lavoro, così come gli altri 1.200 operai dell’indotto. E non ha perso il lavoro solo chi era impiegato nell’industria gelese, ma anche  tutti gli altri settori a Gela sono in ginocchio: agricoltura, pesca, commercio , turismo. Tutta la città è entrata in un vortice, da cui non si vede spiraglio di uscita finora,  perchè fondava la sua economia solo sul petrolchimico Eni. Vivere accanto ad una persona che ha perso  il lavoro, e che porta avanti la famiglia con gli ammortizzatori sociali, quando questi ci sono,  è un’esperienza non facile da affrontare, e che non  auguro a nessuno. Uomini e donne senza lavoro perdono la fiducia in sè stessi e nelle istituzioni”, ha esordito così Marisa bevilacqua. “Capisco, Capisco!”, ha interrtotto la Boldrini. “Riprendo emozionatissima: fino ad oggi  la Vertenza Gela non ha ricevuto le dovute attenzioni da parte del Governo Regionale e Nazionale,  Gela è una città sedotta e abbandonata. A Gela si muore per mancanna di lavoro e per tumore”, ha continuato la Bevilacqua. La determinata  signora gelese ha sottolineato come il presidente della Camera sia stata pronta ad ascoltare tutte le donne di Gela. “Donna gentile e umilissima, e poi quell’abbraccio fortissimo, mentre parlavo della nostra realà. sono convinta che lei sarà la nostra voce e farà tutto il possibile per la nostra Gela, ci ha invitato a Roma per un incontro con gli organi preposti”.  Ha detto la signora Bevilacqua, che ha messo in evidenza come il nucleo del Coordinamento delle donne, presieduto da Luciana Carfì, sia  partito per incontrare l’on. Boldrini a Palermo, senza  illusioni e senza la presunzione di poter risolvere la Vertenza – Gela,  ma con la speranza di essere ascoltate. “Non molleremo per i nostri figli ,per le nostre famiglie. Grazie a tutte”

 

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