Missuto, imprenditore dimenticato, minaccia lo sciopero della sete

“Minaccio di passare allo sciopero della sete fino a quando non riuscirò a parlare con il Presidente della Repubblica, capo supremo della magistratura, per farmi spiegare cosa sta succedendo in Italia” È questo quanto dichiarato stamani da Emilio Missuto, l’imprenditore quarantenne, la cui azienda è fallita “per colpa dello Stato”e che ha ripreso il 5 ottobre scorso lo sciopero della fame.

Una protesta che aveva interrotto, a seguito di rassicurazioni che aveva ricevuto, nel luglio del 2013 e che lo aveva portato a perdere in 90 giorni ben 30 chili. La sua battaglia dura da otto anni e viene combattuto a colpi di scioperi della fame e della sete. Si tratta di uno dei tanti imprenditori a cui lo Stato chiede ma non dà. Nello specifico Emilio ha visto crolllare il suo mondo per 22 mila euro di debito, per tasse non pagate (diventate 33 mila con gli interessi), ma il rovescio della medaglia è che la sua azienda Casei srl, vanta un credito nei confronti degli Enti pubblici, di per una cifra che oscilla dai 2 ai 3 milioni di euro. “Sono davanti al Tribunale di Gela per chiedere giustizia – ha detto Missuto -siamo  bravi a criticare la giustizia degli altri Paesi del terzo Mondo, quando da noi tutti hanno aperto fascicoli che mi riguardano, ma non si è ancora risolta la questione, intanto 50 famiglie sono state buttate sul lastrico, quelle che lavoravano nella mia azienda”. L’imprenditore in 16 giorni di scipero ha già perso dieci chili, ha il viso provato. “Hanno già venduto dei macchinari e i mobili di casa mia recuperando – ha aggiunto – incassando più di quanto avrei dovuto”.Missuto i è lamentato della mancanza di solitarietà da parte di imprenditori che hanno avuto storie simili alla sua, “nessuno mi toglierà mai la voglia di lottare”.

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