Morire a 8 anni. Ciao Margot.

Ciao Margot, oggi è arrivata la notizia della tua dipartita, su pesanti ali nere ci ha colti sprovvisti di qualsivoglia forza. Tutta la città si era stretta intorno alla tua famiglia in una preghiera, come a voler urlare più forte per arrivare più in alto. Non è bastato. Avevi solo otto anni, nove fra poco.

La pienezza di chi ha una vita davanti, di chi pensa senza consapevolezza di avere il mondo per le mani e poterlo plasmare a suo piacimento. I messaggi di cordoglio stanno riempendo i social e parlano tutti di te e di quanta forza, coraggio, voglia di vivere si racchiudeva e sprigionava ogni qualvolta decidevi di regalare un volteggio.  Il bello, l’incantevole sono stati un soffio per te, un brivido. Poco, pochissimo è durato l’amabile entusiasmo e la meraviglia. Come un fuoco d’artificio. Non potrai ascoltare il tuo sorriso di bambina ne potrai vedere il tuo sguardo di donna nel vetro di uno specchio e tante altre, fantastiche cose. Le stavi appena scoprendo e sono già svanite. In un solo tempo, in un respiro di vento. Quando guardo questa terra benedetta, terra che continua a contar morti, che continua ad aggiungere nomi ad una lista di caduti i perché si sprecano e le parole restano sospese. Non servono. E’ una guerra Margot e come in guerra nessuno è escluso.

Ora, hai smesso di soffrire. Sei vicino a colui che muove l’Universo.

Siediti dove vuoi, su un muro, su un ceppo d’albero, sull’erba. Dovunque ti circonda un quadro, una poesia. Il mondo adesso risuona armonico, bello e felice intorno a te. Dappertutto tra il verde e la roccia spunta l’azzurro, del cielo, di un lago.

Tanti di noi vorrebbero essere giganti per guardarti ancora correre e volteggiare e sorridere e dare un’occhiata al cielo e una al lago. Possiamo però pensarti felice, senza sofferenza, senza bandane per coprire i freddi segni del bisturi. Giaci serena gioiello splendente inondata di luce e sii come sempre, incanto.