Muos: presidio in attesa dell’udienza del Cga. Ripercorriamo la storia

Presidio No Muos, mercoledì 8 luglio dalle 9:30 davanti alla sede al Consiglio di Giustizia Amministrativa a Palermo. Il tutto in attesa dell’udienza del Consiglio di Giustizia amministrativa che giudicherà  sul ricorso che il Ministero della Difesa ha presentato contro la sentenza del Tar del 13  febbraio 2015 che aveva sancito la totale illegittimità degli impianti Muos costruiti a Niscemi.
La sentenza dei giudici amministrativi ha portato allo stop dei lavori a Niscemi e  ripercorre la vicenda complessa e ingarbugliata. In poche parole gli Stati Uniti decidono di lavorare a un sistema di comunicazione satellitare chiamato Muos, che si basa su quattro satelliti e quattro stazioni terrestri da localizzare in Australia, nelle Hawaii, in Virginia (negli Stati Uniti) e, appunto, in Sicilia. Il primo sito individuato è quello di Sigonella, sede di una storica base statunitense. Poi si cambia e il sito scelto è quello della “Sughereta” di Niscemi. A dare l’ok all’installazione è il governo Lombardo, nel 2011. E gli americani iniziano i lavori.
 A metà del 2012, quello che era allora il futuro governatore Crocetta promette ai cittadini del Ragusano che, in caso di elezione, avrebbe fermato i lavori. Avrebbe tolto l’autorizzazione agli americani. Una promessa alla quale il governatore è stato richiamato fin dai primi mesi della legislatura. Nel gennaio del 2013 l’assessorato Territorio e ambiente e l’assessorato Salute chiedono all’Istituto superiore della Sanità, al Ministero della Salute e all’Enav un “autorevole parere” sui rischi per la salute dei cittadini in relazione all’installazione dell’antenna. Contemporanemante, avvisa gli americani: “Stiamo per sospendere le autorizzazioni”. Pochi giorni dopo la giunta decideva la revoca della autorizzazione sulla base dell’assenza di “indagini preliminari” sui rischi legati al Muos. La revoca parte ufficialmente nel marzo del 2013. Ma in realtà, non è una revoca. E quel provvedimento non era in nessun modo giustificato. “Non ricorre nessuno dei presupposti – scrive il Tar – legittimanti l’adozione di un provvedimento di revoca. Il governo insomma si era  appigliato all’assenza originaria di un parere sulla pericolosità dell’antenna. Un fatto che rende in realtà le autorizzazioni nulle fin dall’inizio. Il Tar prova quindi a spiegare al governo Crocetta che quello che la giunta ha definito una “revoca” altro non era che un “annullamento d’ufficio”. Eccolo, l’errore, che avrà conseguenze anche sugli atti successivi.
Il governo quindi ci ripensa. “Siamo stati obbligati a dare le autorizzazioni – aveva spiegato Crocetta – dopo il parere dell’Istituto superiore di sanità. Prima di questo non c’era un parere sanitario di un organismo valido. A differenza del precedente governo noi abbiamo subito la scelta del Muos”. Una spiegazione che, stando alla sentenza del Tar non sta ne’ in cielo ne’ in terra. Crocetta, infatti, pochi mesi dopo (siamo a luglio) decide la cosiddetta “revoca della revoca”.
“La motivazione su cui si fonda la cosiddetta ‘revoca delle revoche’ – scrivono  i giudici amministrativi – è la seguente: la revoca del provvedimento di autorizzazione era prevalentemente motivata dall’assenza di uno studio rilasciato da un ente pubblico di rilevanza nazionale e che tale ente è stato individuato nell’Istituto superiore di Sanità”. Ma qual’è l errore? Semplice. Secondo il Tar, infatti, lo studio dell’Istituto “costituisce un documento non condiviso da tutti i professionisti che hanno composto il gruppo di lavoro e – fatto ancor più significativo – risulta non condiviso proprio dai componenti designati dalla Regione Siciliana, dottor Mario Palermo e professor Massimo Zucchetti”. La giunta si è quindi basata su un giudizio contraddittorio e messo in discussione proprio dagli studiosi che lo stesso governo aveva scelto per far parte di quel collegio di esperti. Ma a fermare  i lavori alla fine non sarà la volontà.  La cosiddetta “revoca delle revoche”, infatti, dimostra, secondo il Tar “contraddittorietà fra atti, erroneità dei presupposti e difetto di motivazione”. E l’errore è semplice: con la prima revoca il governo aveva annullato l’originaria autorizzazione a installare il Muos. Per consentire nuovamente i lavori, serviva, eventualmente, un nuovo procedimento. Il Cga ad aprile ha già rigettato la richiesta di sospensiva presentata dall’avvocatura dello stato non rinvenendo presupposti per sospendere gli effetti sentenza del Tar che ha dichiarato abusivo ed illegittimo il MUOS, fissando appunto per l’8 luglio l’udienza di merito
 

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