Napoli velata: dell’Amore e della Morte

“Fratelli, a un tempo stesso, Amore e Morte ingenerò la sorte”.

Fuori dalla proiezione dell’ultimo film di Ozpetek, Napoli velata, queste sono state le prime parole, lapidarie, che mi sono balzate alla mente.

Leopardi ci lapida con questo primo verso e Ozpetek con il suo film, fa esattamente lo stesso.

Siamo colti da immediato straniamento quando già, al primo frame, saliamo una scala sinuosa e assistiamo subito dopo, con occhi di bambina, ad un omicidio.

È già circolarità e il tempo perde il suo senso, la sua linearità.

Protagonista è una donna, Adriana, medico legale perennemente a contatto con la morte tutta riversa sulla sua estenuante e solitaria routine. Impunemente lo sguardo di un uomo si posa su di lei.

È possibile per chi è toccato da Eros vivere come se nulla fosse? No, non è possibile, perché “Nova, sola, infinita, felicità” per dirla alla Leopardi ci coglie e l’animo nostro si spaura.

Napoli velata ci racconta di una donna che si libera, si apre alla passione, all’istinto, al bisogno di non sentirsi più da sola.

Questa felicità, questa volontà di rinascita dovrà però fare i conti con un mondo ostile, con un mondo fatto di visibile e invisibile. Adriana si scontrerà con il reale, con la morte.

Ozpetek incanta lasciandoci guardare,dietro un velo, un salotto borghese e barocco, incanta quando ci mostra Napoli nelle sue contraddizioni. Città piena di lutto e di luce, fimmina, generatrice, madre e matrigna al contempo.

Ci sentiamo trascinati in luoghi antichi e di rara bellezza: il chiostro del Museo di San Martino, il Museo Archeologico, le vie e i cortili.

Il regista apre parentesi e volutamente non le chiude, ci lascia sospesi in un limbo senza fine. Non tutto viene colto perché non tutto è spiegato.

Delle volte mi chiedo: È sempre necessario trovare una spiegazione?

Napoli velata è ipnosi, suggestione. Coinvolge tanto la dimensione fisica quanto quella psicologica, è illusione percettiva e introspezione, vasodilata e costringe allo stesso tempo.

Siamo spesso stati abituati a dover ricercare un senso, una spiegazione a tutto ciò che guardiamo, ascoltiamo, leggiamo. Ci hanno addestrato a questa continua interpretazione dei segni.

Il cinema porta con sé visibile e invisibile, combina momenti in grado di colpire coscienze, scuote emozioni, raggiunge le stanze, spesso sbarrate, dell’animo umano.

Ozpetek lo sa fare, senza spiegazioni.