Nate per combattere

Il parto e le scarpe con il tacco: le donne non immaginavano di dover soffrire per altro. Rimane tra i temi più affrontati quello del femminicidio, che ogni anno vede coinvolte diverse vittime.

 In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il ministro degli interni, Angelino Alfano, sottolinea il lieve calo dei casi. Nell’arco di un anno (15 Novembre 2015- 15 Novembre 2016) i dati ministeriali ci riportano: le minacce (-16%), le violenze sessuali (-13%) e lo stalking – atti persecutori (-11%). Le vittime del 2016 in totale sono state 107, ovvero il 3% in meno rispetto all’anno precedente.

Nonostante il miglioramento sia leggero, le informazioni riportate ci danno conforto… ma che accadrà in questo 2017?  Possiamo dire semplicemente che a poche settimane dall’inizio del nuovo anno, abbiamo assistito all’ennesima vicenda di questo genere: la povera Rosanna Belvisi, di soli 50 anni, è stata uccisa dal marito a coltellate all’interno del suo appartamento a Milano. Dopo un’intensa notte d’interrogatorio e grazie all’insistenza degli investigatori, Luigi Messina, ha confessato: la causa principale sembra essere l’intensificarsi delle liti dal momento in cui la donna scoprì la relazione extraconiugale dell’omicida.

Che cosa avrebbe dovuto fare Rosanna? Di certo il silenzio non è una delle soluzioni migliori, ed il governo davanti a queste catastrofi ha deciso di non rimanere indifferente:«La prevenzione e la lotta alla violenza di genere sono una priorità di questo Governo e del mio personale impegno in questi anni», dice il ministro Alfano, «l’introduzione delle due leggi che ho fortemente voluto e che fanno parte ormai del nostro ordinamento – contro lo stalking e contro la violenza di genere – ha consentito, dunque, di raggiungere importanti risultati, con una sensibile riduzione  del fenomeno, e i numeri parlano».

L’impegno del Parlamento non si è fermato ed il lavoro è continuato su tre direttrici che costituiscono la cura: la prevenzione dei reati; la protezione delle vittime e dei testimoni; la punizione dei colpevoli. Interventi in un modo o in un altro significativi in termini di prevenzione e specializzazione, ma che sembrano impassibili di fronte ai gesti violenti a cui assistiamo ogni giorno.

Dunque donne, è vero, siamo nate per combattere, ma non guerre che non ci appartengono.

 

 

Articolo di

 

Chiara Nuzzi e Francesca Miano