Nemo Rai2 nuovamente a Gela. Terlati: non smetterò di lottare per i miei figli e i miei nipoti

Ancora una volta il giornalista di Nemo Rai2 sarà presente a Gela per raccogliere altre rivelazioni su una città che è stata sempre considerata tra le più inquinate d’Italia.

I primi due servizi andati in onda su Rai2 ci hanno lasciato sempre un finale aperto, che merita approfondimento e continuità.

A convincere la redazione di Nemo ad occuparsi di Gela è stato tra gli altri Salvatore Terlati, imprenditore edile e presidente del Comitato di Quartiere Settefarine. È bastato che i giornalisti Rai facessero una ricerca sugli articoli dedicati a Gela, al suo inquinamento e alle diffusione delle malattie tumorali, per far sì che arrivassero nella nostra città.

“Abbiamo contattato Nemo Rai2 perché amiamo la nostra città, e merita di essere bonificata. Non possiamo continuare a vivere nell’incubo di contrarre una malattia cardiovascolare o il tumore, spesso senza possibilità di scanso”.

Nessuna ambizione politica per Salvatore Terlati, ma un senso di dovere nei confronti della città in cui vive.

Io da cittadino libero da qualsiasi corrente politica non smetterò mai di lottare per il bene dei miei figli e nipoti”. Ha detto Terlati.

Cosa vedremo nella prossima puntata è top secret. Il giornalista Marco Maisano ha intervistati alcuni gelesi, come Orazio Mili, che da anni conduce una battaglia contro Eni per la morte del padre Salvatore a causa di  un tumore al colon. Salvatore per anni impegnato nell’impianto clorosoda della fabbrica, su 105 lavoratori 26 sono morti della stessa malattia.

Altro intervistato è stato Filippo Franzone, portavoce del Csag (Comitato per l’area di sviluppo di Gela).

“Noi stiamo facendo la nostra parte, adesso spetta alla magistratura agire. Ci sono ora  delle testimonianze. Emanuele Pistritto ha confessato di essere stato lui, assieme ad altri a depositare nel sottosuolo prodotto nocivi per la salute.”

 Il primo a condurre la battaglia contro Eni fu il pretore Paolo Lucchese, quando allora non esisteva nemmeno il tribunale. Da allora la magistrature più volte si è occupata di inquinamento e la sua correlazione con le malattie tumorali, fino a quando nel 2006 è arrivato il rinvio a giudizio di 22 indagati  tra direttori e tecnici della Raffineria di Gela e dell’Enimed da parte della  procura della Repubblica di Gela che aveva  chiuso la maxi inchiesta sull’inquinamento ambientale causato nell’ultimo decennio dalle emissioni del petrolchimico dell’Eni, dalla ricerca e dallo sfruttamento dei pozzi petroliferi.

“Noi non chiediamo soldi, ma solo la bonifica. La salute va al primo posto. Il lavoro si trova lo stesso”. Ha detto Terlati in riferimento a quando nei manifesti alcuni avevano scritto “meglio morire di cancro che di fame”.

“La politica e i sindacati hanno sempre fatto finta di nulla. Si spera che con la presenza della Rai in città, si possa far luce sulla verità”. Ha detto Terlati.

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