Niente fiori, ma palloncini al funerale di Nicole. Borsellino: “Il posto letto libero quella notte c’era”

Niente fiori né vestiti neri nella Chiesa di San Vito a Mascalucia per il funerale della piccola Nicole, ma soltanto palloncini da far volare nel cielo insieme alla sua anima. È questo l’appello che mamma Tania ha diffuso nelle scorse ore tramite i social network. Intanto, si continua a indagare per risalire alle responsabilità di una tragedia che ha sconvolto l’Italia intera e da cui emerge adesso la notizia di un posto libero al reparto di Neonatologia del “Cannizzaro” di Catania proprio quando i centralini squillavano disperatamente per Nicole.

A riferirlo l’Assessore regionale alla Salute, Lucia Borsellino, che ha parlato di un ricovero effettuato alle 2:05 la notte fra mercoledì e giovedì su un posto riservato alla nascita prevista di un neonato patologico. Un’informazione su cui è già stato chiesto un approfondimento alla direzione aziendale, esteso a tutte le altre aziende sanitarie. Insomma, un’odissea di colpe e responsabilità senza fine, una vicenda entrata ormai a far parte della vita di tutti che, stretti in un abbraccio simbolico al dolore della famiglia, chiedono adesso giustizia all’unisono per un dramma che doveva essere evitato e per cui parlare di fatalità è veramente impossibile. Nicole avrebbe potuto salvarsi se avesse ricevuto risposte positive dai vicini ospedali, se l’elicottero fosse decollato, se i medici avessero optato per un ospedale meno distante rispetto a quello di Ragusa, ma soprattutto se nella clinica privata “Gibiino” di Catania ci fosse stata l’Unità di Terapia Intensiva Neonatale. Tutte ipotesi che oggi hanno un sapore amaro e che non riescono di certo a dare consolazione a un lutto che non si dimenticherà mai. “Se non interverrà la Regione, lo farà il Ministero – ha tuonato Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute – in Sicilia i posti letto delle Utin sono centoquattordici, perché Nicole non ha trovato un posto che l’accogliesse? Sarà mio compito verificare l’appropriatezza dell’uso dei posti letto nel territorio etneo – e ancora – non ci saranno più deroghe per la chiusura dei centri dove si realizzano meno di cinquecento nascite. Non voglio più sentire le richieste degli amministratori per evitarne la chiusura, perché è pericoloso partorire in strutture piccole”. Intanto, la clinica “Gibiino” di Catania si difende e afferma di aver fatto tutto il possibile per aiutare la piccola Nicole e di aver adottato tutte le procedure previste dalle normative vigenti. Una struttura presente da oltre cinquant’anni nel territorio che ha sempre “svolto con grande attenzione e professionalità” il proprio lavoro, si legge in una nota diffusa proprio dal centro.