Niscemi: Stop alle ricerche di idrocarburi nel sottosuolo

Arriva lo stop  da parte del sindaco Francesco La Rosa all’Enimed per le ricerche di idrocarburi nel territorio con l’impiego di esplosivi con conseguenze di grave ripresa di un movimento franoso in un territorio dichiarato ad alto rischio sismico.

Decisione presa dall’amministrazione comunale dopo una nota pervenuta da parte dell’Enimed, con la quale comunica l’avvio nel territorio di Niscemi di ricerche d’idrocarburi nel sottosuolo mediante la detonazione di esplosivi a circa 30 metri di profondità e col metodo “vibroseis e la massa battente”.

Considerato che il territorio di Niscemi è sito in un territorio dichiarato ad alto rischio sismico,  ambientale e franoso, nel quale peraltro,  il 12 ottobre del 1997 si verificò  lungo la fascia collinare Sud della città  la “Frana”, dissesto idrogeologico che lesionò irrimediabilmente tantissime abitazioni del quartiere Sante Croci, compresa l’antica chiesa (nella foto) e diversi immobili adibiti ad attività produttive che poi vennero demoliti,  il sindaco Francesco La Rosa, a tutela del territorio e della popolazione, malgrado le normative vigenti nazionali in materia consentano all’Enimed la possibilità di effettuare ricerche d’idrocarburi nel sottosuolo, ha indirizzato una lettera ai Ministeri dell’ambiente, dei beni culturali, belle arti e paesaggio, agli assessorati regionali territorio ed ambiente, dell’energia, al dipartimento nazionale e regionale di protezione civile, all’Enimed di contrada Ponte Olivo, ai Comuni dell’hinterland, ai liberi consorzi di Caltanissetta, Enna ed alla Città metropolitana di Catania, con la quale, appellandosi al buon senso, chiede di non eseguire tali ricerche d’idrocarburi nel territorio di Niscemi, perché già fortemente compromesso da fenomeni erosivi, franosi e dal rischio sismico.

Nella nota, firmata anche dall’architetto Pino Riccardo Cincotta, Capo ripartizione all’urbanistica e responsabile del servizio comunale di Protezione civile, il primo cittadino puntualizza che il territorio di Niscemi è stato storicamente interessato dai terremoti del 1693, del 1898 che generò scosse sussultorie ed ondulatorie del settimo grado della scala Mercalli, da un’analoga crisi sismica  nel gennaio del 1968, nonché dal terremoto del 13 dicembre del 1990 che si verificò in tutta la Sicilia orientale.

Terremoti che l’Istituto nazionale di geofisica classifica di origine crostale.

“Gli studi geologici” scrive il sindaco Francesco La Rosa,”evidenziano l’esistenza di una linea di faglia in prossimità del fiume Maroglio e nel territorio di Niscemi sono stati censiti 87 dissesti per i quali sono state individuate 5 classi di pericolosità, ovvero bassa, moderata, media, elevata e molto elevata.

Sono state rilevate 127 aree di rischio che ricadono anche in alcune porzioni del centro abitato, nelle SS.PP 10, 12  e 188.

Nell’evidenziare l’esistenza nella Piana di Gela, di diversi pozzi petroliferi funzionanti da decenni, si esprime la perplessità da parte di quest’Amministrazione sulle problematiche di carattere ambientale  relative ai siti Natura 2000 (zone Zps e Sic) in cui ricadono le aree e le linee di prospezione geofisica finalizzate alla ricerca di idrocarburi e le cui valutazioni potranno essere effettuati dai competenti Organi regionali e nazionali.

Diversi studi geologici, non escludono che questo tipo d’ indagine sia con l’impiego

di esplosivo che con il metodo vibroseis, possa influire sugli equilibri tettonici e geologici del territorio.

Dall’analisi sopra effettuata” conclude il sindaco Francesco La Rosa, ”sorgono a questa Amministrazione serie perplessità e dubbi sul reale rischio che la popolazione ed il centro abitato di Niscemi potrebbero correre dal momento in cui vengono iniziate le prospezioni previste in questo progetto, con il grave rischio di ripresa del movimento franoso, al momento quiescente, che è costato diversi milioni di Euro allo Stato, o, peggio ancora, innescare movimenti tellurici le cui conseguenze sono facilmente immaginabili”.