No al divieto di panificare la domenica: si crea abusivismo, e favorisce la vendita di pane congelato

“Il  divieto imposto ai panificatori finirà di fatto per  favorire la grande distribuzione organizzata e l’abusivismo”. Questo l’allarme lanciato da  Cna, Confartigianato, Claai e Casa Artigiani, riunitesi a Palermo per analizzare gli effetti del decreto assessoriale targato Mariella Lo Bello, che è appena entrato in vigore.

“È un decreto, la cui efficacia va immediatamente sospesa – spiegano le organizzazioni datoriali – perché nel suo complesso è dannoso per la categoria, oltre a presentare profili di illegittimità in quanto in contrasto con la direttiva di Bolkestein, recepita nell’ordinamento italiano, con l’obiettivo di favorire la libera circolazione dei servizi e l’abbattimento delle barriere tra i paesi. “

Le associazioni sindacali chiedono di incontrare i  vertici dell’Assessorato Attività produttive per  di prendere in seria considerazione di bloccare il decreto che crea una condizione di svantaggio, se non proprio di concorrenza sleale, tra i panificatori e quei soggetti che esercitano attività similari.

“Succede infatti che, mentre l’attività di panificazione è  sottoposta a regime di chiusura domenicale o a turnazione, nella grande distribuzione si procede, senza soluzione di continuità, alla produzione e vendita di pane surgelato, spesso di provenienza estera, largamente spacciato per pane fresco. Inoltre il decreto genera una ulteriore discriminazione  per i panificatori e danno per i consumatori finali. Il riferimento è all’obbligo di confenzionamento, il cui esonero è previsto solo per i panificatori che vendono al dettaglio nei locali di produzione. Ma  la regola non viene fatta osservare nei locali insediati nei centri commerciali e nei supermercati, seppur in assenza  dei necessari requisiti. “

E intanto le quattro Organizzazioni annunciano di avere inviato una lettera ai sindaci siciliani, ai quali il decreto demanda il compito di concertare con i panificatori l’eventuale turnazione, per invitarli a non assumere alcuna decisione senza un preventivo momento di confronto con le organizzazioni di categoria, così come stabilito espressamente dall’Articolo 2.