Il Nobel per la Pace a Ican è un ricordo a Stanislav Petrov

E’ Stanislav Petrov, tenente colonnello dell’Armata Rossa, somparso in maggio il Nobel per la Pace 2017 a Ican.

Egli avrebbe disatteso i protocolli militari dell’epoca, riuscendo così a sventare l’orrore di un terzo conflitto mondiale; era addetto ai calcolatori sovietici per la difesa nazionale la notte del 26 settembre 1983, quando rilevò sugli schermi della sua postazione un grappolo di missili con testata atomica statunitensi.

La procedura avrebbe dovuto comportare l’invio dell’allarme al Cremlino, che, in pochi istanti, avrebbe dovuto rispondere probabilmente al fuoco nemico.

Petrov, credendo ad un errore da parte del sistema, si assunse la responsabilità di tacere ai suoi superiori quanto riscontrato, perché avrebbe determinato una catastrofe nucleare.

Ebbe ragione: i missili non erano stati lanciati; ma venne punito per la sua disobbedienza con la “morte civile” e uno stipendio indecoroso, che lo condusse a condizioni di vita miserabili e difficili.

Il riconoscimento va alla sua memoria, alla memoria di un uomo che sovvertì regole e schemi in nome di qualcosa di più grande: la Pace.

Appare più che mai un buon momento per “armarsi” di buon senso, di giustizia, di solidarietà. Ogni giorno leggiamo di una corsa, senza vincitori, che sta portando ad un inevitabile incremento del numero di bombe atomiche anche in quei territori in cui servirebbe investire in infrastrutture atte a garantire il benessere di popolazioni stremate dalla carenza di risorse economiche.

La riflessione è d’obbligo. Lo impone la nostra coscienza e l’umano sentire.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani propone di ricordare la scelta di Petrov.

Io sono una docente e domani insegnerò ai miei alunni chi è stato Stanislav Petrov, insegnerò loro il coraggio di un atto che ha segnato la storia, insegnerò loro che una scelta c’è sempre anche se difficile nelle sue conseguenze.

Per non dimenticare che la pace, la sua difesa è compito nostro. Compito arduo degli abitanti di questo pazzo, pazzo mondo.