Non c’è cosa più demoniaca della TV italiana.

Anche nella TV spazzatura vi sono conduttori che sanno fare il proprio mestiere. Un esempio potrebbe essere Maria de Filippi, donna intelligente e posata, nonostante sia la stessa che da oltre quindici anni manda avanti le trasmissioni più diseducative in assoluto. Ma l’esempio più calzante è Paolo Bonolis che anche nei format più scadenti riesce comunque ad intrattenere con la sua elasticità e la sua apertura mentale. Tuttavia, ieri sera nemmeno questo è bastato a convincermi che Mediaset non sia soltanto una rete in cui trash e disinformazione regnano sovrani. Mi riferisco alla partecipazione di Marilyn Manson alla prima puntata della seconda edizione di Music. Che si tratti di un personaggio alquanto controverso e provocatore è risaputo, ma le critiche a lui rivolte si discostano dalla razionalità. Sono state lanciate petizioni per cancellare i suoi concerti in Italia, o addirittura dei presunti esorcisti si sono rivolti alla stampa per boicottare la trasmissione. Nessuno, probabilmente nemmeno i fan del Reverendo, ha pensato che si potesse trattare dell’ennesima manovra mediatica per conquistare più audience.

Lo si accusa di satanismo, di istigazione al suicidio, di essere un anticristiano ed è evidente che lui giochi su queste connotazioni, che il suo personaggio sia volutamente grottesco e anticonvenzionale. Ma chi è che lo accusa? Perlopiù istituzioni religiose e politiche, o semplici timorati di Dio, o comunque gente facilmente malleabile che parla da ignorante. Spropositatamente lo si ritiene un adoratore del demonio, senza nemmeno documentarsi sulle sue effettive appartenenze religiose. Per la cronaca, Manson si dichiara ateo e specifica di non credere nell’esistenza di Satana. Da bambino è stato costretto a frequentare una scuola cattolica, quindi ha una vasta conoscenza della Bibbia. Eppure, non molti sanno dei suoi messaggi che vanno contro ogni forma di violenza, o che abbia preso parte a diverse iniziative di beneficenza. Rimane comunque tarchiato, e spesso i suoi testi allegorici vengono volutamente travisati e riportati in siti cristiani pronti a demonizzare la qualunque. Nello specifico, l’oggetto di condanna è un uomo che da anni cerca di redimersi da un passato burrascoso in cui era dedito a droghe, alcool e affetto da depressione tanto da tentare il suicidio. Davvero molto cristiano sostituirsi a Dio nel giudicare un suo figlio.

Fate una cosa: digitate su Google le parole chiavi “chiesa di Satana” e “satanismo di LaVey”. A meno che leggiate soltanto quello che vi conviene, apprenderete che si tratta un movimento religioso ateo fondato nel 1966. Non crede realmente nell’esistenza del diavolo e non ha nulla a che vedere col maligno, ma celebra la libertà individuale in cui l’uomo è padrone del proprio destino. Anche Manson, per un periodo limitato ne ha fatto parte, ma occorre capire la differenza tra il satanismo inteso come adorazione di sé stessi e lo stereotipo dell’indemoniato che trucida gatti e crocifigge donne. È lecito approfondire un ideale e sentirsi in dovere di discostarsi, purché si sappia di cosa si sta parlando. Nel mondo del black metal vi sono stati davvero casi eccezionali di serial killer, stupratori e pazzi schizofrenici. In questo caso si sta condannando un uomo che non ha mai fatto del male a nessuno, ha solo dei gusti a dir poco raccapriccianti. E diverse volte lui stesso ha ammesso di sentirsi ferito, e l’ha ribadito anche durante l’intervista di ieri sera.

Quella di Music poteva rivelarsi un occasione per far conoscere Brian Warner, l’uomo che si nasconde dietro la maschera di Marilyn Manson. Chiunque all’interno del programma non ha fatto altro che ribattere sulle sue controversie, introducendolo come se fosse un demone. Assurdo il paragone immotivato a quel bonaccione di Gianni Morandi. L’interloquire tra Brian e Bonolis risulta inizialmente esilarante, con pochi accenni di rilevanza sugli ideali dell’artista, ma il tempo a disposizione viene mal gestito, ne risulta un’intervista restrittiva e fuorviante in cui ci si sofferma troppo sull’aspetto e sulle stravaganze. Piuttosto che abbattere i pregiudizi si rischia invece di alimentarli. Ne sono una prova i commenti sui social.

L’italiano medio non è abituato all’umorismo di un tale personaggio, è anzi parecchio predisposto a fraintendere. Un vero peccato. Brian Warner dispone di una cultura e serie di nozioni come ben pochi. Si ritrova invece a rispondere a domande sentite e risentite da oltre vent’anni, le più banali, scontate e ridicole. Nessun chiarimento sulle sue credenze religiose; anche le cose importanti che sono state dette risultano vane. Sul volto di Manson oltre che timidezza traspare sofferenza. Giunge il momento di esibirsi e gli tocca cantare il pezzo più commerciale del suo repertorio, una cover. Un altro modo per dare il contentino all’italiano medio. Ragionare con la propria testa non significa aderire a un credo piuttosto che a un altro, ma saper guardare oltre e informarsi prima di giudicare qualcosa o qualcuno.

Ed ecco l’ennesima trasmissione piatta e poco innovativa, fatta di  vallette denudate e facce viste e riviste. Vi figurano i più grandi della musica leggera italiana a cui ormai è rimasto ben poco da raccontare. L’unico punto a favore potrebbe essere la conduzione che riesce ad intrattenere attraverso dell’ironia pungente, ma nemmeno questo stavolta è bastato a superarsi. A Brian Warner sarà bastato beccarsi il cachet, ma io rimango amareggiata dall’Italia e dalla TV.