Non essere ragazze, non ancora donne.

Siamo nel 2017, un anno particolare da una prospettiva femminile. Non soltanto il “maschilista” Donald Trump governa l’America, siamo esattamente a 100 anni dal giorno in cui le operaie delle fabbriche di San Pietroburgo convogliarono uno sciopero per rivendicare la fine della guerra, nonostante gli stessi paesi belligeranti avessero interrotto la celebrazione. In questo particolare giorno, le attiviste di Non Una Di Meno in tutta Italia hanno indetto uno sciopero generale  contro la violenza di genere chiamato “Lotto Marzo”, che sta registrando qualche disagio nelle scuole, negli ospedali, nei mezzi pubblici e negli aeroporti per il gran numero di lavoratrici aderenti alla manifestazione.

Ma l’Italia, e più generalmente l’Europa, è veramente un territorio così sessista? Erroneamente si appella l’8 Marzo come “Festa delle donne” dando un senso di positivismo e allegria, e non come “Giornata Internazionale della Donna”, frase che già offre uno stampo più riflessivo.

 

Nonostante vi siano ancora in circolo leggende metropolitane sull’origine di questa ricorrenza, l’unica certezza è che i movimenti femministi sono nati spontaneamente dal bisogno di superare i dogmi di genere. Anche la terminologia spesso viene confusa: essere femministe non implica essere misandriche. Essere donna non implica essere femminista. Essere femminista non implica essere donna. Essere donna femminista non implica non essere misogina. Essere misogini non implica essere maschilisti. Dichiararsi femministi non implica sapere di cosa si tratti ed esserlo sul serio.

 

Le donne occidentali certamente non hanno gli stessi impedimenti etico-religiosi che hanno moltissime donne orientali. Il diritto alla carriera, al voto, all’aborto, a sposare chi si vuole, a non sposarsi affatto non è certamente considerato un oltraggio alla società punibile. Certo, si discute spesso di violenza fisica e sessuale, ma forse qualcosa spesso sfugge agli uomini e alle donne stesse. Molti non fanno gli auguri alle bambine perché “non sono ancora donne.” Dimenticano così che le bambine sono le donne del futuro, e certi ragionamenti vengono inculcati sin dall’infanzia, così che difficilmente crescendo si possa sviluppare una certa apertura mentale. Anzi, altrove è proprio il diritto all’infanzia la prima cosa che viene negata e ci sarà pure un motivo per la quale in certe occasioni si porgono gli auguri!

 

Forse quello che si sta reclamando è l’individualismo, l’autonomia della donna anche in una società apparentemente meno chiusa, un discorso che va al di là delle violenze. È un dato statistico che esistano anche uomini vittime di stupro dalle donne, a discapito della concezione di “sesso debole.”

Magari anche le donne hanno contribuito ad alimentare questa connotazione. A volte sono le parole più “innocue” a celare aspetti maschilisti: “Truccata di più e con abiti più femminili staresti meglio”, “sei repressa, hai bisogno di sesso” o termini come “maschiaccio”, “frigida”, “anti-sesso”, “sgualdrina” e insulti vari. Già questo vede delle ragazze dedicarsi così tanto alla cura del loro aspetto per poi doversi confrontare con lo stereotipo degli stereotipi: bella sì, ma stupida. E a volte le prime ad etichettarsi a vicenda sono proprio le femmine con le loro competizioni maschiliste. Senza contare che da sempre si viene decantate come oggetto di desiderio e lussuria: “Quello ci prova”, “Stai attenta che è più grande di te, non si sa mai”, “Ma davvero non ci stai? Io saprei come farti godere.” Allora è così che non bisogna mai dare confidenza, ma allo stesso tempo risultare abbastanza femminili agli occhi degli altri. Non puoi andare in giro da sola, sederti da sola in un bar, non puoi avere troppe amicizie maschili rispetto a quelle femminili. Non puoi dare confidenza a gente più grande e con più esperienza, non puoi chiedere un passaggio senza pensare che non ti chiederà nulla in cambio. Allo stesso tempo devi pretendere che ti venga a prendere perché “un vero uomo deve farlo, come deve offrirti la cena.”

 

Ma questa è solo la punta dell’iceberg: talvolta possono esserci casi in cui il sesso “forte” pur di affermare il proprio ego prenda provvedimenti a discapito dell’altro sesso. A volte ci si annulla,  da donne si regredisce a ragazzine, si scende a compromessi anche per il proprio partner. Un circolo vizioso composto da gente ferita in cui è sottile la linea tra narcisismo e vittimismo, l’unico a vincere è il bisogno cieco di avere qualcuno al proprio fianco. Certe ferite alla dignità possono sfociare in un blocco emotivo, un cerotto d’orgoglio che blocca l’emorragia di emozioni.  Da una parte si rivendica il diritto a vivere il sesso come meglio si crede e senza bigottismo, dall’altra il rendersi conto di essere state ingannate, di essere viste solo come una valvola di sfogo può essere mortificante.

 

È mortificante sentirsi una proprietà senza garanzie, è mortificante la mancanza di comunicazione, il ping-pong delle colpe, che pensi al proprio orgasmo ma non al tuo, che ti etichetti come “il tipo di donna che… “, che “un uomo ha le proprie esigenze, devi aspettartelo.” Non intende essere un discorso unilaterale, talvolta le donne possono avere tante colpe quante ne hanno gli uomini. Si tratta più di una questione di rispetto reciproco, mettendo in risalto come certe tematiche per una donna si facciano più delicate. Una volta manipolate dalla società e da regole non scritte, l’arma dell’indifferenza diventa stancante e controproducente: tacere non ti renderà più matura e meno stupida agli occhi degli interessati, e certamente non impedirà loro di trovare altre vittime una volta liberatisi di te. Magari bisogna togliere i paraocchi e usare la lente di ingrandimento, perché a renderti donna non è l’età ma il percorso.