Non lasciamoci rubare la speranza, la questione Gela deve interessare tutti. Mons. Gisana scrive una lettera aperta alla città

 

Una lettera aperta indirizzata alla città di Gela è stata redatta dal Vescovo Rosario Gisana, dal Clero di Gela e dall’Osservatorio Pastorale Cittadino: un segno d’attenzione e un messaggio che la Chiesa di Gela intende lanciare a tutta la Comunità Cittadina per non perdere la speranza, richiamando tutti e ciascuno all’impegno per il bene comune. La lettera verrà letta nelle celebrazioni eucaristiche previste nella giornata di domani, Giornata della Vita, in tutte le parrocchie della città.

 

LETTERA APERTA ALLA CITTA’ DI GELA

 

“Comprendiamo anche che la preghiera, la liturgia, la fede che si esprime nel compimento del dovere quotidiano, la carità vissuta nella trama della vita di tutti i giorni, sono il contributo ‘politico’ più alto che il cristiano possa dare al mondo in cui vive”. (Giuseppe Dossetti)

 

E’ appena iniziato un nuovo anno e la nostra amata città è chiamata a fare i conti con le pesanti eredità che incombono sul suo presente. La crisi occupazionale rappresenta il primo e più immediato tassello di un mosaico di emergenze economiche, sociali e umane. La crisi dell’indotto, causata dalla fine dell’industria petrolchimica, la riconversione voluta dall’Eni che però sembra ancora lontana dalla sua concretizzazione, le difficoltà, sia pratiche che ideologiche, nel reindirizzare le energie collettive verso nuove possibilità di sviluppo, hanno acuito un forte senso di scoramento che pervade ogni ambito della collettività. Il disagio sociale, economico, esistenziale è lapalissiano. Ne è un esempio chiaro la crisi che affligge la famiglia, quel microcosmo così essenziale nella nostra vita che vede annidarsi al suo interno l’aspetto più grave e drammatico di questo tempo: la paura di prospettarsi un futuro. Se c’è un interesse precipuo, è proprio alla famiglia che, oggi, occorre guardare con attenzione. La mancanza di lavoro non inferisce sui singoli. Sono le relazioni familiari ad essere compromesse, dentro un’onda di drammaticità che pesa fortissimamente su coloro che hanno il compito di servirla. Sì, perché mentre si serve la famiglia, con impegno, solidarietà e trasparenza amministrativa, si promuove il rilancio di una città in condizioni languide e disperate, una città che ancora oggi continua a piangere tanti, troppi morti a causa dei tumori che distruggono prematuramente progetti e speranze di intere famiglie. Una città in cui un livello dignitoso di qualità della vita, che dovrebbe essere normale nell’epoca contemporanea, è pressoché un miraggio.   

Al di là di qualche sparuto e appariscente fremito di emotività popolare, espresso, ad esempio, nelle numerose manifestazioni a carattere cittadino, di fatto è mancata nella quotidianità quella spinta propulsiva di idee e iniziative in grado di tenere alta l’attenzione della società verso questa drammatica fase della storia di Gela; sono mancate la costanza e l’energia della proposta e dell’impegno. Poche le eccezioni.

Alla luce di tutto ciò, urge un ulteriore e ancor più accorato richiamo alla coscientizzazione verso l’intera globalità della situazione locale. La cittadinanza tutta, e in particolare quanti sentono l’afflato per l’evangelo, sono chiamati ad un impegno ancor più attivo e attento, orientato al bene comune e ad una più autentica promozione della dignità della persona. È chiaro che tutto questo nasce da una constatazione che è anche esortazione, animata dal desiderio di vedere la propria città risorgere: occorre unire le forze. È da irresponsabili lasciarsi condizionare dai propri interessi, a diversi livelli, soprattutto quando è in gioco il bene comune che è un bene sociale, cioè un bene di tutti. A ciascuno, secondo il proprio ruolo e impegno, è chiesto di com-partecipare alle risoluzioni, ad accettare che la via della solidarietà è l’unica possibile, affinché i nostri giovani possano tornare a sperare e i nostri anziani a vedere confermati i propri sacrifici. La questione “Gela” non riguarda soltanto coloro che stanno soccombendo ai numerosi drammi che mietono sofferenza, solitudine, abbandono. Essa deve interessare tutti e ciascuno; e questo non soltanto perché siamo con-cittadini, ma anche perché la nostra azione di risuscitamento è iscritta nel gene di una fratellanza che guarda all’altro, percependo il fremito di un’arcaica appartenenza.  

Alle istituzioni locali di diverso genere (politici, sindacati, credenti nelle diverse confessioni, dirigenti scolastici ed insegnanti, associazioni di solidarietà e quanti sono impegnati nella formazione) si chiede con forza grande responsabilità.

Agli amministratori e alla classe politica cittadina chiediamo di tralasciare le beghe di partito, per far confluire ogni sforzo ed energia verso la socialità, manifestando più attenzione e coraggio a sanare e colmare le numerose carenze economiche e sociali della città.

Agli imprenditori locali chiediamo l’impegno per una nuova interpretazione del loro ruolo, secondo una prospettiva più sociale, nell’interesse di quei tanti lavoratori che rischiano, a causa della disoccupazione, di perdere la propria dignità.

Alla comunità dei credenti chiediamo di vivere in maniera più incarnata il vangelo dell’amore di Cristo, traducendo in gesti concreti il messaggio dell’autentica condivisione, affinché le persone povere e bisognose trovino modalità di vita più dignitose.

A tutti chiediamo di essere più autentici e solidali, guardando soprattutto ai nostri cari giovani, che rappresentano il volto nuovo della nostra città. È nostro compito renderli protagonisti propositivi e intraprendenti delle dinamiche cittadine, giacché, solo attraverso la loro partecipazione attiva, le loro idee e il loro coraggio, sarà possibile sviluppare realisticamente un percorso di crescita verso una società migliore.

«Aiutare i poveri con il denaro dev’essere sempre un rimedio provvisorio per far fronte a delle emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita degna mediante il lavoro»: teniamo queste parole di Papa Francesco come riferimento del nostro operato, ricordando ogni giorno che, nonostante le numerose difficoltà, siamo chiamati, in quanto testimoni dell’amore di Cristo, a testimoniare la possibilità di un riscatto pieno ed esaustivo. Pertanto – ci ricorda ancora Papa Francesco: «Non lasciamoci rubare la Speranza!».

Gela, 5 febbraio 2017 – giornata per la vita

Il Vescovo

Il Clero di Gela

L’Osservatorio Pastorale Cittadino

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