Non rimanere con le parole sulle labbra: dillo.

“Non rimanere con le parole sulle labbra: dillo. Se resti in silenzio, poi esploderai all’improvviso.”

Non sapendo cosa scrivere ho aperto il Biscotto della Fortuna su Facebook e mi è spuntata la frase che leggete nell’immagine. No, non sto scherzando. E siccome non sono in vena di scrivere introduzioni spassionate, passo direttamente alla lista delle cose che ho da dire.

 

 

1. Nascere nel posto sbagliato è dura, nascere persino nell’epoca sbagliata è da finale di Fight Club. 

O più semplicemente, citando Emma Stone in Easy A:

“ Che fine ha fatto la cavalleria? Esiste soltanto nei film degli anni 80? Voglio John Cusack con un boom box fuori dalla mia finestra, voglio andarmene su un taglia erba con Patrick Dempsey, voglio Jake di ‘Un compleanno da ricordare’ che mi aspetta fuori dalla chiesa, voglio Judd Nelson che alza il pugno al cielo perché sa di avermi conquistata. Voglio che la mia vita sia come un film degli anni 80, preferibilmente uno di quelli in cui c’è un numero da musical senza un motivo apparente. Ma no, no. John Hughes non ha diretto la mia vita.” 

Una delle mie riviste preferite è Rolling Stone, spesso la compro e la lascio tra i miei archivi perché a differenza di un sito web un giorno potrò rileggerlo più facilmente e ritagliare la faccia di David Bowie. Spesso in edicola compro le uscite in CD perché in questa città non esistono negozi di dischi e io ci tengo a salvare le cose già morte, tipo la discografia, o la dignità delle persone. In una nota cartolibreria per tre anni ho adocchiato quei tre album originali dei Beatles che per qualche ragione non mandavano mai indietro. “Mmh… Non mi dicono niente.” è stata la risposta della proprietaria quando finalmente mi sono decisa a comprarli. E se potessi, riabiliterei l’utilizzo delle cabine telefoniche. Vorrei fare quel viaggio che Kerouac ha fatto mentre scriveva “Sulla strada”, all’insegna dell’avventura e del jazz, piuttosto che dover soddisfare la mia sete di esperienze su Google maps. Detesto che le foto debbano essere scattate solo per essere visualizzate sui social piuttosto che per essere ripescate in una valigia di ricordi. Arrampicarsi su un albero, andare in cima ad una monte come in quei film americani, andare ai concerti dei gruppi emergenti, stampare fotografie in una camera oscura sono cose che mi mancano, ma grazie a voi stupidi odierni non ricordo di averle mai vissute.

P.S.: lo so che avete trovato tutto ciò incantevole e formidabile, ma poi non lamentatevi dei social sui social. Fatevi un favore: eliminate i vostri account.

 

 

2. Non spacciatevi per femministi se non lo siete sul serio.

Perché essere femministi non vuol dire soltanto indignarsi verso un uomo che importuna una donna. Significa accettare che una donna sappia vivere autonomamente, accettare che una donna cammini da sola per strada (giorno o sera che sia), senza pretendere che un uomo la scarrozzi, pur con la giusta cautela. E se vuole può anche sedersi in un bar da sola a prendere un caffè, possibilmente leggendo un libro o un giornale. Significa che una ragazza può sentirsi femminile il sabato sera davanti a una topaia di locale abusivo anche senza rossetto, anche senza tacchi. Una ragazza che ha il coraggio di rapportarsi al mondo, indipendente dal sesso della persona che ha davanti, dall’età e dalla sua posizione sociale non è una poco di buono, ma qualcuno che ha il coraggio di mettersi in gioco.Questa libertà c’è un po’ al nord, c’è altrove nel mondo, mentre più si va a sud e più una ragazza con tale consapevolezza diventa una sciacquetta, una stramba o addirittura una lesbicozza, ma non una donna. E su questo me la prendo soprattutto con il sesso femminile. Quanto a voi uomini, abbiate semplicemente più onestà nei confronti delle vostre donne, dite le cose come stanno se veramente le rispettate. E ci tengo a dire che se vedendo fare queste cose non riuscite a tenere a bada la malizia, evidentemente avete il carbone bagnato.

 

 

3. I vostri selfie mi danno la nausea.

E le vostre pose studiate mi danno la nausea, come me la dà chi vi mette mi piace. Così tanto che ho smesso di fotografarmi per protesta. E un po’ anche per coerenza.

 

4. Spesso il bue dà del cornuto all’asino.

Smettetela di postare su Facebook sfoghi sull’incoerenza e sulla vigliaccheria. A meno che non vi alleghiate un vostro selfie davanti lo specchio, la tentazione di contraddirvi è forte. Chi vuol capire capisca.

 

 

5. Quando è stata l’ultima volta in cui vi siete realmente sentiti vivi? 

E perché avete smesso di sentirvi così?

Qual è stato l’ultimo progetto che avevi pianificato ma hai abbandonato? E perché? La colpa è vostra o di qualcun altro che vi ha influenzati? 

“La risposta è dentro di te, e però, è sbagliata.”

(C. Guzzanti)