“Norwegian Wood”: sarà la morte a scegliere per noi?

Pubblicato nel 1987, “Norwegian Wood” è un romanzo particolare per il suo autore stesso. Il giapponese Murakami Haruki nel suo post scriptum del 2006 racconta dove e come lo ha scritto (durante un viaggio fra i Paesi Europei) e lo dedica ai suoi amici “che sono morti e a quelli che restano”.Grazie a questo romanzo riviviamo la Rivolta degli Studenti del 1968 (che tentava di abbattere capitalismo, potere ed esaltazione della tecnologia) a Tokyo.

Toru, il nostro protagonista, rappresenta ogni adolescente che si prepara ad affrontare il primo anno universitario. Ciò che lo caratterizza è il bisogno di staccarsi dalle convenzioni e cercare quasi prepotentemente di entrare nel mondo adulto. Con questo romanzo, entriamo nella psiche di ogni ragazzo diviso tra il mondo degli adolescenti, visto quasi con nostalgia, e quello degli adulti, spaventoso ed incerto. Altro elemento costitutivo: la morte. Dall’inizio del romanzo turberà la vita del nostro protagonista. Presentata qui come un elemento stroncante non solo per la persona morente, ma anche per chi gli sta intorno. Descritta come ingiusta e pericolosa rappresenta uno dei fulcri principali del romanzo.

A complicare la vita di Toru sono due ragazze, Naoko e Midori, che lo attraggono in maniera quasi violenta. La prima con la sua bellezza definita innaturale, divina, la seconda con la sua temerarietà e sfrontatezza, che la rende quasi un ‘maschiaccio’. Toru deve scegliere e la scelta lo inquieta costantemente.

Il lettore sarà costantemente accompagnato dalle note di “Norwegian Wood”, celebre canzone dei Beatles, canzone preferita di Naoko, che rappresenterà il nesso di congiunzione tra vita e morte.

Un romanzo giovanile, fresco, la cui lettura potrà giovare a chiunque si trovi in un momento di confusione. Frenetica è la vita di un adolescente medio: oppresso dalla routine, sorge il dramma di non riuscire ad autodeterminarsi e definire la propria personalità. Chi non ha paura di scegliere? Chi vorrebbe evitare di farlo? Ma è arrivato il momento di crescere e di farlo, poiché, come scrive J.K. Rowling, “non sono le nostre capacità a dire chi siamo, ma le nostre scelte.”

Non indugiamo. Altrimenti potrebbe essere la morte a scegliere per noi.

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Alessandro Giudice

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