Oltre le sbarre di Balate: la voglia di riscatto dei detenuti

Sono 70 i detenuti della Casa Circondariale di contrada Balate. Tutti per reati minori, che comprendono principalmente furti e spaccio di stupefacenti. Uomini, giovani e meno giovani, accomunati dagli errori compiuti nel passato e la voglia di fare i passi giusti per un riscatto. Nel nostro viaggio dentro le sbarre troviamo una città dentro una città, non la discarica umana di ciò che non va. E del resto la dott.ssa Viviana Savarino, responsabile della struttura, sta portando avanti tanti progetti di integrazione per una contaminazione continua tra il dentro e il fuori. Il carcere trasformato in un opificio di attività per pomuovere la formazione del detenuto. La casa circondariale di Gela ha 96 posti, i detenuti dividono le celle in coppia, dove all’interno, vi sono due lettini, Tv e bagno in camera con doccia. Dalla sezione di avvio, in cui si trovano i detenuti appena entrati nella struttura, si arriva alla sezione aperta, in cui i particolari ospiti che hanno raggiunto una certo grado di maturazione incominciano il loro percorso di lavoro esterno. Diversi i corsi avviati per l’integrazione, tra teatro, scacchi e corsi di scrittura. Programmi di trattamento individualizzati per i detenuti definitivi. E poi la scuola media e 3 corsi professionali, uno agroalimentare e due di digitalizzazione che i detenuti possono frequentare. E nei loro visi tanta voglia di raccontarsi, storie di uomini in cui non è difficile rispecchiarsi. E poi il pentimento per ciò che si è fatto e la paura della difficoltà di inserimento sociale una volta riacquistata la libertà. Finiti lì dentro per quell'”occasione”, come alcuni di essi l’hanno definita, qualla opportunità che si era presentata per ottenere un minimo di benessere economico, senza grandi fatiche, e senza riflettere che ciò avrebbe precluso la loro libertà, che è diventato il loro desiderio principale.

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