Operazione Nibelunghi: contiguità con Emanuello. Sei custodie cautelari

Vi era una contiguità con la consorteria mafiosa denominata “Cosa Nostra”, in particolare ad elementi di spicco della malavita gelese tra cui Emanuello Daniele.

Sei le custodie cautelari emesse nelle prime ore dell’alba di oggi, a Valguarnera Caropepe, provincia di Enna e a Capizzi, provincia di Messina, a conclusione di articolate e complesse attività investigative, coordinate dal Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta ed eseguite congiuntamente dai Finanzieri del Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Caltanissetta e dai Carabinieri del Nucleo investigativo del Comando Provinciale di Enna. Le custodie cautelari custodia (due in carcere e quattro agli arresti domiciliari) sono state emesse dal Gip del Tribunale di Caltanissetta nei confronti di soggetti, indagati, a vario titolo, dei delitti di concorso esterno in associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni di proprietà di soggetti appartenenti a Cosa Nostra.

La misura cautelare della custodia in carcere è stata emessa nei confronti di:
-Stanzù Gabriele Giacomo, nato a Capizzi (ME) di anni 67– già detenuto per altra causa presso la casa Circondariale “Ucciardone” di Palermo;
-Stanzù Nicola Antonino, nato a Capizzi di anni 40, (fratello di Stanzù Gabriele
Giacomo).
La misura cautelare della custodia agli arresti domiciliari è stata emessa nei confronti di:
-Conti Mammamica Carlotta, nata a Enna di anni 41, (moglie di Stanzuù Nicola
Antonino);
-Di Dio Antonio, nato a Nicosia di 30 anni;
-D’Angelo Carlo, nato a Valguarnera Caropepe di 53 anni;
-Conti Mammamica Nunzia, nata a Piazza Armerina di 42 anni(sorella di
=Carlotta, (moglie di Stanzù Nicola Antonino) e coniuge di D’Angelo Carlo).

Le indagini sono state effettuate seguendo il flusso patrimoniale di Stanzù Gabriele Giacomo, soggetto già emerso in pregresse indagini per fatti di mafia emersi nell’ambito dell’operazione denominata “Dioniso”, coordinata, negli anni 2004 2005, dalla Dda di Catania. Lo stesso è stato tratto in arresto, nel 30 novembre del 2011, per il delitto di omicidio in danno di Saffila Francesco e condannato in via definitiva alla pena di 14 anni di reclusione.

Le indagini, che sono scaturite dall’analisi delle dichiarazioni rese da numerosi
collaboratori di giustizia, hanno fatto emergere la contiguità di Stanzù Gabriele
Giacomo alla consorteria mafiosa denominata “Cosa Nostra”, in particolare ad elementi di spicco della malavita gelese tra cui Emanuello Daniele (deceduto in un conflitto a fuoco in occasione della sua cattura nel 2007).

In una seconda fase sono state monitorate le movimentazioni effettuate da Stanzù Gabriele Giacomo nei confronti di propri congiunti e conoscenti. Dalle indagini sono emerse operazioni finanziarie e patrimoniali mirate a schermare i beni e le aziende riconducibili all’indagato per scongiurare un’eventuale aggressione preventiva dei patrimoni.

L’attività illecita ha permesso alla famiglia Stanzu’, attraverso dei “prestanome”, di continuare a beneficiare dell’incameramento di aiuti comunitari. L’individuazione di tali flussi anomali di capitali e di patrimonio, dalla disponibilità di Stanzù  Gabriele a quella dei soggetti oggi tratti in arresto, ha permesso nel luglio 2017 ai finanzieri del Gico di Caltanissetta ed ai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Enna di sequestrare beni per un valore superiore a 11 milioni di euro, consistente in terreni, fabbricati, autovetture e diversi conti correnti postali e bancari.

Le ulteriori attività investigative svolte, anche avvalendosi di attività tecniche, hanno corroborato la pericolosità sociale di Stanzù e la connivenza dei soggetti oggi tratti in arresto. Tanto il fratello Stanzù Nicola Antonio quanto gli altri soggetti indagati hanno continuato, infatti, a gestire il patrimonio in nome e per conto dello stesso Stanzù Gabriele, attraverso trasferimenti fittizi di beni direttamente o indirettamente riconducibili a quest’ultimo.

L’operazione di oggi ha fatto inoltre emergere l’esistenza di concreti interessi della criminalità organizzata di stampo mafioso e di soggetti contigui ad essa nel settore dell’illecita acquisizione di aziende agricole e di appezzamenti di terreni utilizzati per la presentazione di domande finalizzate all’acquisizione dei contributi Agea.