Operazione Revenge. Fazioni rivali e vendetta, cause del tentato omicidio

 

Sono sette le persone indagate, di cui tre minorenni, che sono coinvolte nel tentato omicidio avvenuto nel parco della legalità in via Settefarine, in quel 7 agosto del 2014. Due le fazioni. Il tutto avrebbe avuto  inizio con discussione animata tra giovani, che vide contrapporsi da una parte Francesco Carfì di 23 anni, dicsoccupato, e dall’altro i fratelli  Stefano e Massimiliano Trubia, pastori di 21 e 20 anni. Ed è così il giovane operaio decide di fala pagare ai due fratelli,  organizzando, quella sera del 7 agosto, una vera e rappresaglia con tanto di fucile, spranghe e caschi integrali. Convolti nell’agguato contro i fratelli, anche il fratello e un cugino. E proprio in quella villetta all’interno del parco della legalità partono i due colpi di fucile, arma che il Carfì ricevette dal nonno Rocco Cinardi. anch’egli arrestato. Gli agenti troveranno sia la munizione ancora carica che le due esplose. Sempre nel parco, gli investigatori, raccoglieranno spranghe, bastoni e un telefonino. Delle pattuglie arrivarono sul posto, allertati da qualcuno,  e trovarono i vari indizi disseminati nel parco. Però mentre i poliziotti erano impegnati nei rilevamenti, in una via vicina i Trubia pensano di farla pagare a Carfì, raggiunto nella sua abitazione, in sella a uno scooter e armati di pistola e fucile. Raggiunta l’abitazione sparano contro la sagoma dietro il vetro, lo fanno con il fucile, che scheggia la finestra. Un omicidio che si sarebbe potuto consumare contro un innocente, in quanto dietro la finestra non vi era Carfì, ma il patrigno di quest’ultimo. Dopo 8 mesi di indagini, oggi l’arresto dei due fratelli Trubia, di Carfì e di Cinardi. Nella ricostruzione del fatto sono state molto di aiuto le telecamere di videosorveglianza, poste sia presso il parco della legalità (luogo della prima aggressione)  e nella casa diBrosco Gaetano, il patrigno di Carfì. Le indagini sono state svolte dal Commissariato di Gela, con la collaborazione della squadra Balistica della questura di Palermo. La carcerazione è avvenuto dietro richiesta firmata dalla Procura della Repubblica, diretta dalla dott.ssa Lucia Lotti. Una sorta di omertà ha caratterizzato la vicenda, in quanto nessuno delle persone presenti nel parco ha deciso di collaborare con le indagini. “Si tratta – ha detto il commissario Francesco Marino – di un episodio di microminalità, in altre occasioni siamo riusciti a vincere il muro dell’omertà. Ma questa volta nessuno a collaborato, e questa è una grave pecca”