Padre Petralia: Charlie Hebdo? Sono solo vignette, il contrasto deve avvenire con il dibattito

“Charlie Hebdo? Sono solo vignette, il contrasto non può essere fatto con le armi, ma in modo dialettico. Si può contrastare solo con un dibattito” Questo è quanto riferito da Don Luigi Petralia, parroco della chiesa Santa Lucia di Gela, sulla scia di attentati contro il settimanale satirico francese, dichiaratamente ateo, che questo mercoledì è uscito con una vignetta sul profeta Maometto in copertina. Lo scorso 7 gennaio dodici persone erano state uccise in un attacco alla sede di Charlie Hebdo, a Parigi, tra cui il direttore Stephane Charbonnier, compiuto da due estremisti islamici che hanno detto di avere agito in nome di Dio e del proprio profeta, per vendicare precedenti pubblicazioni di altre vignette su Maometto. “Quello che è avvenuto – ha detto Don Luigi Petralia – è un fatto gravissimo, non si può uccidere in nome della religione, e sebbene la rivista utilizzi toni pesanti, bisogna rispettare la libertà di opinione”. Intanto la strage di Charlie Hebdo è al centro delle proteste in Pakistan, Algeria e Tuchia. Migliaia di persone sono scese in piazza contro le vignette blasfeme. In Niger almeno dieci persone sono morte tra venerdì e sabato, nella capitale Niamey e a Zinder, seconda città del Paese. Una decina di chiese sono state incendiate o depredate, distrutti anche bar, hotel e negozi di non musulmani. A Zinder è stato dato alle fiamme il centro culturale francese. Qui 300 cristiani sono protetti dai militari. Un Mullah moderato ha asserito che Charlie Hebdo è una rivista molto irrispettosa e che la stampa occidentale dovrebbe rendersi conto che vi sono religioni che si sentono profondamente insultate dalla satira. “Le religioni devono essere rispettate – ha detto Don Petralia – i musulmani devono capire che l’Occidente ha princìpi altrettanto inalienabili, come la libertà di espressione”. Charlie Hebdo ha sede a Parigi, e non nello Yemen. Questo non vuol dire che chiunque può dire qualsiasi cosa e restare impunito, ma che chiunque può dire quel che vuole e affrontarne le responsabilità secondo la legge locale e non secondo l’etica, che è relativa e soggettiva come dimostra proprio questo caso.

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