Pannella santo e martire laico

Con Marco Pannella se n’è andato un gigante solitario della politica, rimasto tale nel corso della sua sessantennale carriera a dispetto della sua capacità di mobilitare masse ingenti al servizio delle sue battaglie in nome dei diritti civili, e del consenso trasversale che, almeno sul piano personale, era stato capace di riscuotere presso quasi tutti gli schieramenti. Un masso erratico e scomodo nello stagnante mare magnum di una politica imbrigliata in logiche partitiche sclerotizzate e in inattuali appartenenze ideologiche.

Perché uno tra i tantissimi grandi meriti di Pannella è stato proprio quello di avere preconizzato sia la crisi dei valori cristiani sia il tramonto della sinistra marxista, decretati entrambi dall’industrializzazione tardiva del nostro paese. Non stupisce dunque l’ostilità con cui le sue posizioni di aperta rottura verso gli equilibri di potere della Prima repubblica erano state accolte dalle due Chiese allora imperanti, la cattolica-democristiana e la vetero-comunista, entrambe interessate a salvaguardare lo status quo in un eterno gioco delle parti che prevedeva per la prima responsabilità effettive di governo e per la seconda una sostanziale subalternità, mascherata da egemonia culturale. Ed ambedue improntate a un conformismo culturale meschino e settario, tanto indulgente verso i servili ripetitori delle voci dominanti, quanto spietato nell’escludere chi aveva il coraggio di pensare in proprio senza valersi di parole d’ordine e frasi preconfezionate – un caso esemplare per tutti quello di Pasolini. E infatti, dopo il fascismo, è stata la gestione asimmetrica del potere tra DC e PCI a impedire il decollo di un’autentica rivoluzione liberale fondata sulla tutela dell’individuo da ogni forma di ingerenza da parte del potere.

Liberale in politica, liberista in economia, libertario in materia di diritti civili e libertino nel privato, della rivoluzione laica e liberale Pannella è forse stato l’apologeta più convinto e coerente. È ben noto che quest’esigenza in Italia a lungo è stata condannata a una condizione di cronica marginalità. Lo attestano le percentuali risicate conquistate in sede elettorale dal Partito Radicale, nonostante i successi mietuti in occasione delle campagne referendarie sul divorzio e sull’aborto. Tuttavia Pannella ha saputo riattualizzare l’istanza laicista grazie alla sua mirabile capacità di intercettare i fermenti che covavano nella società italiana sancendone l’impetuosa crescita. Un fenomeno evidente a tutti, fuorché a chi pretendeva di contenerlo entro categorie etiche ormai sconfitte dalla storia.

Il fiuto politico del personaggio si è sempre coniugato a un’inventiva dissacrante che ha saputo volgere in parodia le liturgie tradizionali della comunicazione cantate in politichese per sovvertirle compiutamente. Ben prima della stagione della politica-spettacolo inaugurata da Berlusconi, Pannella, da istrione consumato qual è stato, ha messo al centro della scena se stesso e il suo corpo smagrito e dinoccolato, rinunciando a paludarsi dietro proclami retorici o pose sornione da veterani del potere. L’eloquio torrenziale che trovava sfogo in interminabili interviste, le performance situazioniste, i gesti eclatanti come la marjuana fumata in strada, i digiuni in diretta sono le articolazioni di un’opera d’arte totale che ha nella spettacolarizzazione del corpo, esibito in martirio sacrificale come quello di un Cristo laico, il proprio vettore propulsivo.

Come quasi nessuno Pannella ha saputo parlare a tutti e a ciascuno al di là di ogni logica di appartenenza, rivolgendosi direttamente ai cittadini senza alcun canale di intermediazione, richiamandoli alla responsabilità dell’esercizio delle virtù civili; ha saputo agitare gli spiriti inquieti che pure dimoravano nelle due Chiese di regime, contribuendo non poco a svecchiarle. Questo è vero soprattutto per il PCI degli anni 70, che grazie al sostegno dato alle battaglie per i diritti civili di Pannella, ritrova una rinnovata vocazione.

Battaglie vinte quasi in massima parte: la liberazione delle donne dalla soggezione alla famiglia patriarcale, l’emancipazione della sessualità dal dispositivo riproduttivo, la riconquista della dignità e della piena titolarità del proprio corpo, il diritto di amare a prescindere da barriere di sesso e di genere. Grazie a queste conquiste l’Italia è riuscita a guadagnarsi almeno la legalità formale di un paese civile. Tanto purtroppo resta ancora da fare per abbattere i pregiudizi conficcati nelle menti di chi abita il paese reale.

Sul fronte della depenalizzazione delle droghe leggere purtroppo gli appelli di Marco sono rimasti a tutt’oggi inascoltati. Un provvedimento di recente in discussione, che elimina alcuni reati di cui potrebbero essere imputabili soggetti operanti in strutture ospedaliere che somministrano marijjuana a fini terapeutici, ha incontrato la fiera opposizione di NCD. Mentre un ddl organico che mira alla depenalizzazione compiuta per uso privato giace da tempo in senato adagiato su un binario morto. Pannella si sarebbe accomiatato ancora più felice da questa terra se avesse potuto vedere coronata dal successo anche quest’ultima sua battaglia. Noi vogliamo immaginarlo in paradiso, vitale e saltellante di nuvola in nuvola, a chiedere in giro di una certa Maria.