Pasqua e la mattanza degli agnelli: dall’appello bufala del Papa, a quello degli animalisti

Da mesi circola un appello lanciato da Papa Francesco agli italiani  «a Pasqua sostituiscano la carne d’agnello e capretto con menù alternativi». Bufala? Da allora nessuna smentita ufficiale è pervenuta alla stampa nazionale da parte delle sedi Vaticane. C’è dunque la speranza che anche Papa Francesco, il Papa del popolo si pronunci contrario a questa barbara usanza ? Tutti gli animalisti hanno finora attesto.  Un messaggio che tutti dovrebbero seguire. Sono infatti circa 800 mila i cuccioli di agnello uccisi solo per il periodo pasquale. In fondo non vi è alcuna differenza tra un agnello e un cagnolino o un gattino. Affettuosi e dolci, tendono a strusciarsi addosso e a sbaciucchiarti come i nostri animali domestici. Allora perchè continua a essere permessa tale mattanza? La Federazione italiana associazioni diritti animali e ambiente da anni cerca di sensibilizzare gli italiani circa la mattanza pasquale di agnelli e capretti. «Sono per lo più cuccioli di 30-40 giorni, nati dopo cinque mesi di gravidanza delle madri, la cui fecondazione è regolata in maniera tale da poter macellare i piccoli quando pesano 8-12 chili», spiega la Lav. Agnelli indifesi costretti, nella loro breve vita, a subire sofferenze indicibili e gratuite, in ossequio a un’anacronistica e crudele tradizione. Da anni ,  gli attivisti filmato scene scioccanti e reali di quanto accade a questi cuccioli di appena un mese di vita, uccisi per diventare cibo ‘tradizionale’ sulle tavole degli italiani. Una tradizionale  celebrazione familiare che è prettamente pagana e che risale all’origine della Pasqua Ebraica (detta “pesah”, ovvero agnello). I   pastori solennizzavano l’inizio del nuovo anno, nel mese di abib (in seguito nisan), nella notte immediatamente precedente la partenza per i pascoli estivi: al chiaro della luna piena si immolavano i primi nati del gregge il cui sangue veniva impiegato a scopo apotropaico e propiziatorio per proteggere pastori e greggi da influenze demoniache e assicurare la fecondità, mentre la carne veniva consumata in un pasto cultuale che aveva lo scopo di rinsaldare i vincoli di parentela della famiglia e della tribù. Dunque una usanza pagana, che, come è accaduto di sovente nella storia umana, è stata rielaborata all’interno di una fede religiosa. Colpisce la storia umana di un allevatore di Cuneo, che ha voluto salvate due agnelli, uno di nome Vita dell’età di un mese, e l’altra Bella che ha solo 15 giorni: due splenditi animali dolcissimi. I due agnelli sono nati da due pecore che non li allattavano e l’allevatore ha dato loro il biberon. In tal maniera i due agnellini lo hanno ringraziato con amore e affetto come fosse la propria mamma, e li è stato impossibile decidere di venderli destinazione macello. Appresa la storia dallo stesso allevatore, le associazioni animaliste del luogo volontarie si sono subito attivate trovando delle persone disposte a prendere gli agnelli e tenerli da compagnia a vita. Gli agnelli sono stati adottati da Simona, Ilario e Nicolò, una fantastica famiglia, che hanno già adottato diversi cani, asini e caprette. La loro piccola fattoria si è arricchita di questi due splendidi animali dolci e affettuosi.

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