Gianluca Pellegrino, “uomo d’onore” del clan Emmanuello . Tutti i dettagli dell’operazione Falco

Avevano riorganizzato il clan Emmanuello dedito a estorsioni e a traffico di stupefacenti  i 16 soggetti raggiunti da custodia cautelare, attraverso l’operazione Falco, eseguita dalla Squadra mobile di Caltanissetta in collaborazione con il commissariato di Gela. Il giovane gelese di 32 anni,  Pellegrino Gianluca è stato arrestato e dovrà rispondere   per associazione di tipo mafioso- aggravata dall’essere armata, in quanto facente parte di cosa nostra-gruppo Emmanuello, essendo stato il “figlioccio” di Vella Francesco, già reggente di quella famiglia mafiosa ed oggi collaboratore di giustizia.

 

Tale associazione,di tipo mafioso,era finalizzata al traffico di stupefacenti ed alle estorsioni in danno di imprenditori gelesi con condotte risalenti già all’anno 2003, per come riferito da collaboratore Francesco Vella e per come ammesso dal Trubia Davide, suo complice nelle richieste di pizzo a 12 commercianti gelesi.

Tutti gli altri indagati sono stati riconosciuti, a vario titolo, gravemente indiziati di aver fatto parte di un gruppo di persone, capeggiato dal Pellegrino Gianluca, dedito al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti.

Il procedimento di oggi, culminato con le 166 misure cautelari, ha tratto origine dalle attività di indagine svolte dalla Squadra Mobile di Caltanissetta, diretta dalla d.ssa Marzia Giustolisi e dal Commissariato di Gela, diretto dal dr. Francesco Marino, sul giovane Pellegrino Gianluca che era stato  scarcerato nel maggio 2011 e che, sin dalle prime notizie acquisite sul territorio, era tornato attivo nell’ambito criminale gelese.

Pellegrino, che aveva scontato otto anni di carcere per associazione di tipo mafioso e traffico di stupefacenti a partire dal maggio 2003, da tempo era  organicamente inserito nella consorteria mafiosa Cosa Nostra di Gela, gruppo Emmanuello, di cui ha preso le redini già a partire dalla sua scarcerazione. È arrrivato  ai vertici della consorteria mafiosa per le sue capacità criminali riscontrate sin dall’adolescenza, essendosi distinto nella commissione dei principali reati-fine delle consorterie mafiose, quali il commercio di droga, i danneggiamenti, le estorsioni in danno dei commercianti gelesi.

Sul suo conto diversi collaboratori di giustizia (Cavaleri Salvatore, Cavaleri Angelo, Portelli Paolo, Smorta Crocifisso, Ferracane Fortunato, Billizzi Massimo Carmelo e Gammino Gianluca) hanno tratteggiato una figura dalla caratura criminale particolarmente spiccata, da sempre vicino agli Emmanuello, per conto dei quali si è anche occupato, sin da giovanissimo, della gestione del settore illecito degli stupefacenti; i più recenti collaboratori (Cascino Emanuele e Nicastro Davide) hanno riferito del suo attuale “impegno” anche nel settore delle estorsioni, come riscontrato nel corso dell’indagine.

Appena riacquistata la libertà, evidentemente sfruttando la sua intraneità e approfittando anche dello stato di detenzione di tutti i “vecchi” componenti del gruppo mafioso Emmanuello, il Pellegrino ha riallacciato i contatti con i sodali da protagonista in virtù del ruolo di vertice acquisito all’interno del gruppo Emmanuello di cui ha risollevato le sorti riuscendo, anche grazie alla sopravvenuta detenzione di esponenti del gruppo Rinzivillo, a consolidare il potere mafioso acquisito dimostrando lo spessore criminale mantenuto nel tempo.

Pellegrino è riuscito così ad accreditarsi sia con i rappresentanti dell’altra anima della famiglia di Cosa Nostra, i Rinzivillo, rimasti in libertà, in primis con l’ex collaboratore di giustizia DiStefano Roberto,sia con gli esponenti dell’altra storica organizzazione mafiosa, la stidda, con i quali è riuscito a spartire i traffici illeciti relativi alla spartizione dei proventi delle estorsioni, mentre ciascuno per sé ha curato il mercato del commercio della droga.

Il suo potere era tale che aveva anche stretto rapporto c con Alessandro Barberi, il quale, a sua volta,  si è prodigato per riallacciare le fila  della famiglia nissena e ricostituire la provincia mafiosa, diventandone rappresentante provinciale.

Le intraprendenze giovanili hanno portato Pellegrino a subire  un lungo periodo di detenzione che sfiora gli otto anni, dal giorno 11 maggio 2003 e fino al 4 maggio 2011 ma durante tale periodo, secondo quanto dichiarato da Vella, Pellegrino non ha smesso di alimentare la sua appartenenza al sodalizio e di pensare al futuro, chiedendo di diventare uomo d’onore, avvicinandosi sempre più ad Alessandro Barberi.

Grazie al particolare attivismo ed al carisma criminale del giovane Pellegrino, il gruppo degli Emmanuello, fortemente disorientato dalla morte del capo indiscusso, Daniele Emmanuello avvenuta nel 2007, dalla raffica di arresti operati a carico dei suoi principali esponenti negli ultimi anni e dall’accesso al programma di protezione di suoi importanti appartenenti, è stato di nuovo “riconosciuto” nella sua importanza ed ammesso, alla pari, al tavolo della spartizione dei proventi illeciti.

Le indagini hanno spaziato dal riscontro alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia ad attività tecniche a tappeto. Anzitutto sono state  individuate le vittime di molte delle estorsioni poste in essere da un giovanissimo Pellegrino Gianluca nell’anno 2003: ben 12 commercianti gelesi titolari di esercizi commerciali ubicati in quella via Venezia.

A seguito del ritorno in libertà del Pellegrino, gli investigatori hanno predisposto costanti sevizi investigativi e di controllo del territorio che hanno permesso di ricostruire la rete dei soggetti che hanno collaborato con Pellegrino Gianluca nelle sue attività criminali.

Pellegrino una volta libero era tornato immediatamente a commettere estorsioni, non esitando a dare mandato a far fuoco, nel 2011, contro l’abitazione di un imprenditore che si era rifiutato di soggiacere alle sue richieste, così sottolineando la sua perdurante pericolosità e capacità criminale. L’imprenditore si era mostrato consapevole del fatto che il danneggiamento subìto era dovuto, suo malgrado, al rifiuto opposto al boss mafioso.

Inoltre, una volta tornato libero sul territorio,  Pellegrino ha provveduto, in breve tempo, ad organizzare e dirigere un fiorente traffico di sostanze stupefacenti, facendo leva su un folto gruppo di uomini – tutti colpiti dalle misure cautelari, incaricati, a vario titolo, di provvedere al trasporto, confezionamento e spaccio sulla piazza di Gela dello stupefacente che veniva acquistato principalmente, con costante frequenza, a Catania e soprattutto Palermo.

Le inviestigazioni hanno permesso di raccogliere gravi indizi a carico di Pellegrino Gianluca in quanto promotore ed organizzatore dell’attività, finalizzata all’acquisto ed al commercio delle sostanze stupefacenti, come hashish, marjiuana e cocaina, del quale sono risultati far parte Alessandro Pellegrino, Emanuele Faraci, Pietro Caruso, Giovambattista Campo, Angelo Famao, Orazio Tosto, Jonny Cavallo, Guido Legname e Giuseppe Di Noto.

 

In particolare, è venuto in rilievo, nel corso dell’attività investigativa, il ruolo assunto da Campo Giovanbattista, Famao e Tosto quali “colonnelli” di Gianluca Pellegrino, i quali non soltanto si coordinavano costantemente con il loro “superiore”, ma mantenevano anche i quotidiani rapporti sia tra loro due sia con i “ragazzi” che avevano il ruolo di vendere direttamente la sostanza stupefacente.

Più nel dettaglio, Giovambattista Campo, incaricato anche di custodire cocaina, assumeva, unitamente ad Orazio Tosto, anche il ruolo di tenere i contatti con i diversi fornitori delle sostanze stupefacenti; nel contempo, Orazio Tosto, Angelo Famaoe Giovambattista Campo hanno assunto l’incarico di coordinare le attività di vendita delle sostanze, anche predisponendone le dosi.

L’attività organizzativa dello spaccio di stupefacenti in territorio gelese non poteva prescindere dal contributo di Cavallo Jonny, Legname Guido, Di Noto Giuseppe Emanuele Faraci e Pietro Caruso i quali si dedicavano, principalmente, a trattare e vendere la sostanza stupefacente presso un folto numero di clienti.

Tutti gli appartenenti all’associazione finalizzata al traffico ed allo spaccio di stupefacenti non disdegnavano di occuparsi anche della vendita al dettaglio delle sostanze, che venivano reperite sul mercato catanese, attraverso i contatti frequenti con Francesco Cuntrò, intrattenuti dal Campo Giovanbattista, il quale, a sua volta, aveva contrattato l’acquisto di stupefacenti anche presso il palermitano Angelo Scialabba.

Inoltre, sul mercato palermitano i contatti diretti presso spacciatori quali Gabriele Macchiarella, Loreto Saverino, intrattenuti da  Rosario Perna e Nunzio Alabiso, avevano permesso all’associazione gelese dedita al traffico e spaccio di stupefacenti di rifornirsi di una considerevole quantità di sostanze.

Ben 23 sono stati gli episodi di cessione ampiamente documentati anche con numerosi sequestri di sostanza stupefacente, operati dagli investigatori specie in ore notturne, essendo Pellegrino e i suoi sodali più stretti impegnati anche in una attività di guardiania presso i locali estivi gelesi che sono diventati per loro un’ampia piazza di spaccio.

Singolare il rinvenimento di alcuni grammi di cocaina anche nello scarico fognario dell’abitazione di Campo Giovambattista, poiché il figlio se ne era disfatto buttandola nel gabinetto.

Di assoluta gravità infine il fatto che questa associazione risultava anche essere armata, avendo a disposizione armi, anche modificate che utilizzavano, compiendo atti intimidatori, per spadroneggiare in città.

Nel corso dell’operazione di polizia sono stati sequestrati 7800 euro in contanti al reggente Pellegrino Gianluca; una scacciacani, al fratello di questi, Pellegrino Alessandro e della sostanza stupefacente (12 grammi di marijuana e 4 grammi di hashish), un bilancino di precisione e l’occorrente per il confezionamento di dosi a Legname Guido.

I sedici soggetti raggiunti da custodia cautelare sono:

    Il gelese Pellegrino Gianluca, di 36 anni

Sono stati sottoposti alla misura degli arresti domiciliari:

–        Il gelese  Pellegrino Alessandro Emanuele, 26 anni

–       Il gelese  Campo Giovambattista, 50 anni

–      Il gelese   Caruso Pietro, 32 anni

–     Il gelese  Faraci Emanuele, inteso “Nele”, 37 anni

–        Il gelese  Tosto Orazio, 23 anni

–         Famao Angelo, nato a Vittoria  28 anni fa

–      Il gelese   Cavallo Jonny,  di 24 anni-       

 Legname Guido, nato a Caltagirone 21 anni fa

Inoltre, sono stati gravati dalla misura cautelare dell’obbligo di presentazione ai:

–        Il gelese  Perna Rosario, inteso “Saro”,  35 anni-       

 Macchiarella Gabriele,  nato a Milano36 anni

–         Saverino Loreto, nato in U.S.A. 39 anni fa

–         CuntròFrancesco,nato a Catania 49 anni fa-        

Scialabba Angelo, 48 anni

Alabiso Nunzio, inteso “Nuccio”, 37 anni

Non è stato ancora rintracciato:

–         Di Noto Giuseppe, nato a Comiso 24 anni fa – colpito dalla misura cautelare degli arresti domiciliari

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