Pensioni, mobilitazione a Palermo, Giudice: “Così il Governo non pensa ai giovani”

A tenere alto l’interesse in questo periodo è il tema delle pensioni, contro il quale si sta battendo la CGIL, che ha rilanciato la mobilitazione di massa in programma a Palermo sabato 2 dicembre.

In ben cinque piazze diverse, a Roma, a Torino, a Bari, a Cagliari e nel capoluogo siciliano, i cittadini insieme al sindacato scenderanno in strada per dire ‘no’ alla manovra del Governo riguardo alle pensioni.

“Chiediamo che si faccia un passo avanti – ha affermato Ignazio Giudice, segretario generale della CGIL – rispetto all’attuale situazione e che non si consideri chiusa la vertenza nel dibattito parlamentare sulla legge di Bilancio, ma anche successivamente.

Al contrario di ciò che sostiene il Governo, riteniamo che quanto proposto sia un modo per non pensare ai giovani. Si sta dicendo loro che l’unico modo per garantire la sostenibilità finanziaria è non modificare il sistema attuale, in cui o fai parte di una élite che ha una carriera continuativa e ben retribuita o sei condannato a una pensione insufficiente per vivere dignitosamente.

Noi chiediamo di ridefinire le regole per garantire un assegno sostenibile ai giovani e alle donne, temi che peraltro facevano parte del verbale sulla Fase 2 che avevamo redatto nel 2016. Per dare risposte ai giovani bisogna intervenire ora, venti o trent’anni prima.

Credo si sia persa una grande occasione di cambiamento. Dopo due anni di incontri sul tema previdenziale – ha continuato Giudice – si è creato un clima ostile rispetto alle rappresentanze dei lavoratori. In qualsiasi azienda, quando non si ottempera agli impegni presi, il sindacato reagisce. Se nel settembre 2016 il Governo si impegna a intervenire per costruire una pensione di garanzia per i giovani e valorizzare il lavoro di cura, a favore soprattutto delle donne, perché poi queste questioni scompaiono del tutto nel novembre 2017 e addirittura non si possono più neanche nominare?

Un sindacato a queste condizioni non può dirsi contento, visto che si è registrata una retromarcia netta del Governo rispetto agli impegni assunti. Lo stesso abbiamo lamentato per l’aumento a sessantasette anni, l’età più alta tra tutti i paesi del mondo. Quando l’anno scorso si convenne sull’Ape social, lo facemmo perché nell’accordo era prevista una Fase 2 che uscisse dalla logica emergenziale e mettesse in ordine l’intero sistema con regole eque e universali. Invece siamo tornati alla logica delle deroghe per platee ristrette.

E se nel contempo passa il messaggio che il meccanismo dell’adeguamento all’aspettativa di vita vale anche per le pensioni anticipate, vuol dire che progressivamente si vuole cancellare pure quelle. Intanto – ha concluso il segretario generale della CGIL – i pochi che si vedono applicare la deroga devono però passare da venti a trent’anni di contributi: si sommano mille contraddizioni senza creare un sistema coerente, universale e davvero equo per tutti”. La CGIL manifesterà per rivendicare il lavoro dei giovani, invitando i cittadini alla massima partecipazione.