Pesarini non è morto di infarto, ma della sua malattia

Non è morto di infarto Carmelo Pesarini, ma di “tamponamento cardiaco”, un  accumulo di liquido nell’area del pericardio, la membrana che circonda il cuore, dovuto all’avanzamento del tumore di cui soffriva l’imprenditore gelese. È questo ciò che è emerso dalla autopsia che è stata effettuata ieri nel  cimitero Farello e disposta dalla procura di Gela per fare luce su un presunto caso di malasanità. Il risultato è in contrasto con le  accuse di scarsa professionalità o negligenza confronti del personale medico del Vittorio Emanuele,  verso cui la procura ha  emesso quattro avvisi di garanzia con sequestro della cartella clinica e dei dati di ricovero dell’imprenditore, morto dopo una lunga attesa al Pronto Soccorso dell’ospedale gelese. Certo è che l’ esito dell’autopsia rivela  aspetti clinici e medici,  non i  ritardi denunciati dai familiari dell’imprenditore. Sul caso stanno indagando gli investigatori del commissariato di Polizia, coordinati dalla Procura di Gela. Il medico legale incaricato dalla Procura, il professor Cataldo Ruffuino, dell’Istituto di medicina legale dell’Università di Catania, dovrà ancora eseguire altri accertamenti biochimici. In questi casi i periti chiedono i rituali sessanta giorni di tempo per completare la perizia e riferire al magistrato. La salma adesso verrà restituita ai familiari che potranno celebrare i funerali del loro caro.