Piccoli gelesi crescono, ma hanno qualcosa da (ri)dire.

Sono infinite le critiche rivolte alla città di Gela, e probabilmente alle stesse si è arrivati a non reagire nemmeno, se non con estrema insofferenza. Anzi, forse le critiche sono diventate per gli abitanti un metodo di effimera sopraffazione. Tante le idee, tante le lamentele, o le lamentele sulle troppe lamentele, ma ben poche le conclusioni. È difficile decidere chi abbia ragione e chi torto, ma una cosa è certa: il gelese medio sta invecchiando.

Un adulto spesso dimentica che un domani la città non sarà più tanto sua, quanto più dei suoi figli. Diventare adulti ci fa rinchiudere nell’egoismo, nell’auto-celebrazione, ci fa diventare come quelli che odiavamo quando dicevano che eravamo “troppo piccoli per capire”. O forse, eravamo troppo piccoli per essere presi sul serio. Più genericamente, una volta cresciuti capita spesso di acquisire la presunzione di auto-elevarsi a tuttologi, senza accorgersi dei paraocchi che si portano addosso.

Mi sono allora rivolta alla parte dell’innocenza, i bambini che un giorno terranno le redini di questa città. Ho chiesto a dei ragazzini d’età compresa  tra gli 11 ai 13 anni cosa pensano che gli stiamo lasciando in mano. Si tratta di una fascia d’età non troppo tenera, ma ancora abbastanza pura da rispondere con quell’ingenua onestà, ancora non del tutto contaminata dalla società in cui vivono.

Quanto segue, sono i commenti di un gruppetto di undicenni riportati così come sono stati detti. La prima a rispondere alla domanda “cosa pensi di Gela?” è stata la piccola Chiara: “Penso che è bella. Dovrebbero cambiare la pulizia delle villette, tutta la natura che c’è lì.” Alla stessa domanda, Giulia afferma: “Secondo me, Gela dovrebbe venire valorizzata. In questa città abbiamo un patrimonio culturale che non viene preso in considerazione. Secondo me, possiamo valorizzare il territorio abbellendo il paese e migliorando il turismo. Anche mettendo taxi, guide che ti fanno visitare la città, Gela può diventare bellissima.” Ad impuntarsi particolarmente è un’altra ragazzina di nome Chiara: “Allora, potrei farci una lista di intere cose che non mi piacciono. Ad esempio, non mi piace che dalla cosa comunale là abbiano tolto i giochi, adesso non si può fare un cavolo! Non si può giocare a calcio con la palla, si deve giocare con i giochi che ci sono lì. Non mi piace che la città si sia un po’ inquinata. E per di più, non mi piace che non ci sia una pista ciclabile… Ah, c’è?!?! OH MIO DIO!” Anche Roberta ribadisce il discorso sulla pulizia: “Molte persone non rispettano l’ambiente, lasciano spazzatura ovunque, buttano rifiuti a terra. In questo modo si sporca l’ambiente e non è una cosa bella. Perciò, vorrei che tutto ciò non accadesse più.” E concorda anche un’altra bambina, anche stavolta di nome Chiara. Giancarlo, invece, si limita a una risposta ermetica: ” La grandezza. È troppo piccola.” La piccola Alexandra, invece, dice: “Ma Gela veramente non piace a nessuno. A me è piaciuto il lavoro che hanno fatto al lungomare. Adesso si può andare con lo skate e con i pattini. Anche quelle panchine colorate con la scritta ‘Gela’ mi sono piaciute molto. Abbiamo anche un bel patrimonio archeologico. Anche le serate di musica che ci sono state durante l’estate mi sono piaciute molto.”

Si è aggiunto Riccardo, 13 anni, che comincia a vedere il mondo sempre più con occhio critico: “Penso che Gela sia la classica città siciliana. Un posto non troppo bello, sia per il mare inquinato dalle industrie petrolifere, sia per le poche cose che si possono vedere. Le uniche sono il castello di Manfria, o anche delle chiese. Penso che Gela non cambierà, perché solitamente le parole dei bambini-ragazzi non vengono ascoltate, solo per discorsi di maturità. Penso che, se le persone si impegnassero di più, potremmo rendere Gela un posto migliore, si potrebbe inquinare meno e fare di più per la comunità.” Un pensiero simile è quello di Andrea, che a breve compierà 12 anni e da qualche anno si è trasferito a Palermo con la sua famiglia. Nel confrontare le due realtà sostiene: “Di Gela penso che, rispetto a cinque anni fa – quando aveva 6 anni, ndr – è cambiato tutto. La gente ha sempre meno voglia di fare e gli eventi sono sempre meno frequenti. Infatti, non si vede una giornata dell’arte da almeno tre anni. Il gelese ha rovinato le strade lasciando in giro i propri rifiuti, e spesso anche in mezzo alla strada. Gela può essere un bel posto, è il gelese che deve volerlo.”

Questi ragazzini hanno già una percezione chiara del posto in cui vivono. Sono ancora in grado di colorare con i loro occhi le mura spoglie di questa città, ma non vi è nessuno che chieda loro di descriverle. Non hanno però idea della società a cui vanno incontro, la stessa che ben presto li risucchierà e li porterà ad omologarsi. Forse aveva ragione Giovanni Pascoli che, benché alienato nel suo nido, aveva intuito che l’uomo dovrebbe riscoprire il fanciullino ancora insito in sé. Forse bisognerebbe mettere a tacere il proprio ego e ascoltare invece quello dell’innocenza.