Piccolo grande genio

Oggi desidero parlarvi di Lucio Dalla. Sarebbe facile iniziare le prime righe di quest’articolo tessendo in maniera retorica, ma sentita, l’elogio di una grande artista scomparso troppo presto e commentando alcuni dei suoi brani più popolari e più belli.

Al contrario voglio tentare un esercizio più difficile provando a raccontarvi, attraverso uno dei suoi brani meno noti ma non per questo meno bello e potente, la sua poetica intrisa di sensibilità cristiana.

Il brano di cui vi parlo invece è “La casa in riva al mare” scritto nel 1971 con Bardotti e Baldazzi.

Ne “La casa in riva al mare” a parlare è un carcerato che dalla sua cella immagina la sua vita in libertà, sogna, vede la sua donna e vive con lei nella sua immaginazione.

La strofa è un esplicito fraseggio jazz di cui Lucio era un profondo cultore (era un bravo  sassofonista jazz che ricevette anche i complimenti di Stefano Di Battista) ed il ritornello, dall’ampio respiro folk, è l’elogio della tradizione melodica che Lucio tanto frequentava (era un amante della tradizione melodica napoletana).

Vi consiglio di ascoltare una recente versione ben riuscita di Fiorella Mannoia ed impreziosita dal pianoforte del grande jazzista Danilo Rea.

Questo brano dimostra ancora quanto fosse un musicista competente, non legato agli schemi di genere ma al contrario sempre impegnato, in maniera trasgressiva, a mischiare musiche per creare “musica” bella.

Questo brano è significativo perché ci racconta della sensibilità di Lucio nel raccontare con la sua consueta pietas l’uomo nella sua piena dignità e quindi nella sua bellezza. In questa canzone, come in quasi tutte le sue, non importa se il protagonista sia ladro o carcerato, santo o farabutto, grande tenore (Caruso) o grande pilota (Nuvolari, Senna). A Lucio importa raccontare la persona ed il suo cuore.

Nel brano non si coglie la bruttura dei reati commessi o il dramma del protagonista in cella. Al contrario, tutti noi riusciamo ad immaginare una donna fuori dal carcere ed i sogni belli di quest’uomo che lo rendono bello fuori dalle logiche umane del giusto e dello sbagliato.

Lucio era un grande musicista sempre mosso dalla curiosità per la vita e la musica ma, per quanto detto sopra, era anche un grande poeta innamorato della vita bella e brutta che fosse. E queste vite le ha sapute raccontare con ironia, disincanto e tanto rispetto. E di questo dobbiamo essergliene grati e, possiamo, per fortuna continuare ad ascoltarlo a dispetto della morte.

Potrà esserci un nuovo Lucio Dalla? Temo di no perché la dittatura televisiva dei talent impone ”cantanti prodotti” ben vestiti, telegenici e che cantano in maniera tanto ineccepibile quanto fredda e pertanto non ci sarebbe spazio per uno strano folletto geniale ed inclassificabile come Lucio.

Ma questo è un altro tema che magari tratteremo in un prossimo articolo.

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