Politica E Familismo

Il coinvolgimento nella vicenda CONSIP di Tiziano Renzi, brillante imprenditore di successo e ora lobbysta al traino della sfolgorante carriera politica del figlio Matteo, rappresenta l’ennesimo caso di commistione tra legami di famiglia, affari, politica e trame occulte di potere tra quelli che da moltissimo tempo, come è malcostume in Italia, affliggono purtroppo la vita pubblica del nostro paese.

Berretto da cacciatore, toscano in bocca e barbetta da pretonzolo di campagna, Renzi senior ostenta orgoglioso le sembianze di un borghesotto di provincia pago di sé e dei valori che ipocritamente professa, tra pellegrinaggi a Medjugorie e donazioni di statue di Madonne. Una vita spesa tra l’attivismo cattolico e politico, prima nella DC, poi nel PPI e nella Margherita infine confluita nel PD, Tiziano Renzi dietro l’aspetto sornione e sottotraccia rivela una scaltrezza e un attivismo inusitati per essere solo l’esponente di punta della comunità politica di un piccolo paese.

Dotato – sono parole sue, alla faccia della modestia! – “di una straordinaria capacità professionale e una vulcanica energia intellettiva”, il cotanto padre di cotanto figlio, ben prima ancora della nascita del medesimo si spende nel mondo degli affari e dell’imprenditoria, affastellando imprese su imprese nel campo dei servizi all’editoria – dal marketing alla distribuzione –, della compravendita e della gestione di immobili e degli outlet di lusso e mettendo su un reticolo societario che espande le sue propaggini sino a paradisi fiscali come Panama.

Attualmente Tiziano Renzi è finito, come è noto, nell’occhio del ciclone per un’indagine a suo carico che lo vede accusato del reato di traffico di influenze nell’ambito di una vicenda dai contorni poco chiari. Pare che Tiziano Renzi si sia fatto forte dell’influenza del figlio premier per esercitare pressioni intimidatorie su Luigi Marroni, AD di CONSIP, la più grande stazione appaltante d’Italia, al fine di favorire imprese vicine alla sua persona e al sodale Denis Verdini, ex berlusconiano di ferro e oggi, col suo manipolo di deputati e senatori, sostegno indispensabile per la sopravvivenza della maggioranza governativa.

Così, da Arcore a Rignano sull’Arno, un unico filo rosso percorre una vicenda politica che si ripete identica nelle cadenze e perfino nelle persone. Episodi di corruzione, frodi ai danni dei risparmiatori, tentativi di pilotare appalti milionari a favore di imprese gestite dai soliti noti. Il tutto dietro il fasullo scenario di cartapesta messo su da uno che quanto a uscite da guitto d’avanspettacolo fa persino rimpiangere l’originale.

Renzi come Berlusconi, suo grande ispiratore e nume tutelare. Nella scelta di declinare l’impegno politico in chiave di marketing, di regalie una tantum e di pseudonarrazioni che sistematicamente distorcono la verità, buone solo per incantare una platea di ingenui speranzosi, mentre all’ombra dei padroni del vapore si creano dal nulla fortunate carriere. Ma la copia lascia rimpiangere l’originale. Un conto è partecipare alla Ruota della fortuna, un altro è farci i denari.

Quanto a spregiudicatezza e spettacolarizzazione di sé, tuttavia Matteo non è secondo a nessuno. Lingua sciolta, prosopopea, scelte mediatiche di dubbio gusto come quella, a inizio carriera, di farsi ritrarre accanto a Mandela morente pur di ricavarne uno sprazzo di notorietà. Davvero il frutto non cade lontano dall’albero…