Primo Maggio, Portella della Ginestra una storia poco nota

Il Primo Maggio è la festa annuale dei lavoratori, la sua origine risale alla lotta sostenuta dai lavoratori dei Paesi più industrializzati per ottenere la riduzione d’orario della giornata lavorativa: “Otto ore di lavoro, otto ore di svago, otto ore per dormire” fu la parola d’ordine.

Il Congresso dell’Internazionale, riunitosi a Parigi nel 1889 per fondare la II Internazionale, aveva indetto una grandiosa manifestazione in tutti i Paesi e in tutte le città per presentare ai pubblici poteri la richiesta di ridurre l’orario giornaliero di lavoro a otto ore. La volle fissare al Primo Maggio per ricordare i “martiri di Chicago”. In Italia quando Mussolini arriva al potere proibisce la celebrazione di questa giornata.

Questa data ha per noi siciliani anche un significato particolare perché ricorre l’anniversario dell’eccidio di lavoratori che avvenne in località Portella della Ginestra in provincia di Palermo, il 1º maggio 1947 ad opera della banda criminale di Salvatore Giuliano.

Si tratta della prima strage di Stato dell’Italia repubblicana, dove morirono undici persone e a cui si aggiunsero una trentina di feriti. Per la festa dei lavoratori, gli abitanti di tre paesi siciliani avevano l’abitudine di riunirsi nell’ampio pianoro tra le montagne dell’interno, ma quell’anno, circa duemila  persone del movimento contadino, si erano date appuntamento anche per festeggiare: la vittoria dei partiti di sinistra raccolti nel Blocco del popolo nelle prime elezioni svoltesi il 20 aprile, la fine della dittatura e il ripristino delle libertà, cadevano i secolari privilegi di pochi, dopo anni di sottomissione a un potere feudale, le masse contadine vedevano finalmente realizzarsi le loro aspirazioni.

Quel Primo Maggio del 1947 sul podio naturale, coperto di bandiere rosse, che in seguito fu chiamato “Sasso di Barbato”, era salito Giacomo Schirò, segretario della sezione socialista di San Giuseppe Jato, per il tradizionale comizio.

Pietro Nenni nel suo diario scrisse: «È un luogo circondato quasi di venerazione perché lì parlò Nicola Barbato – politico e tra i fondatori dei Fasci Siciliani dei Lavoratori – nel 1894, per festeggiare il Primo Maggio. Cominciava a parlare il vecchio compagno Schirò quando dai monti si è aperto il fuoco sulla pacifica folla contadina. Dapprima i manifestanti hanno creduto a fuochi di gioia… Poi sono caduti i primi muli e i primi cristiani».
Undici morti e una trentina di feriti e alcuni di questi, come Vincenza Spina, moriranno in seguito a causa delle lesioni riportate. In poche ore la notizia della strage fece il giro d’Italia che rimase sbigottita.
Sott’accusa finirono gli agrari, la mafia e la banda Giuliano, che, con la copertura politica, non avevano esitato a sparare sulla folla inerme, pur di bloccare le lotte contadine e l’avanzata della sinistra. Mario Scelba negò la matrice politica dell’episodio, mentiva e sapeva benissimo delle trame siciliane e in qualche modo era uno degli artefici.

Ha ragione Andrea Camilleri a sostenere che:
«L’offesa peggiore che l’onorevole Mario Scelba, ministro dell’interno e siciliano, potesse fare agli innocenti morti di Portella della Ginestra e all’intelligenza degli italiani (ma dei siciliani in particolare) fu quella di sostenere in Parlamento che l’eccidio del 1° maggio 1947 non aveva retroscena politici di sorta: il bandito Giuliano e i suoi uomini avevano mitragliato uomini e donne, vecchi e bambini, alla Festa del Lavoro, di loro personale iniziativa. E che interesse aveva il bandito a farsi nemica una popolazione se non fosse stato certo di una protezione, di una copertura più solida di quella che intimoriti contadini potevano offrirgli».

Sono passati quasi ottant’anni, ma come ogni atroce fatto di sangue, anche questa strage è avvolta nel mistero, conosciamo i nomi degli esecutori del massacro, ma non i mandanti.

Nel 1949 Giuliano scrisse una lettera ai giornali in cui affermava lo scopo politico della strage, Scelba smentì il contenuto di quella lettera, rafforzando l’idea che i banditi si mossero su indicazione della mafia. Giuliano venne ucciso il 5 luglio 1950. Gaspare Pisciotta, luogotenente di Giuliano, fu avvelenato in carcere il 9 febbraio 1954 dopo aver preannunciato clamorose rivelazioni sui mandanti della strage.

Per i mandanti solo ipotesi: mafia, politica, iniziativa personale, fascisti, servizi segreti USA preoccupati dell’espansione delle sinistre in Italia, latifondisti siciliani ecc. Sapremo mai la verità? Non credo.

 


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NELLA FOTO: Le undici vittime della strage in ordine sparso
Francesco Vicari, Serafino Lascari (15 anni), Vito Allotta, Giovanni Megna (18 anni),Giorgio Cusenza, Margherita Clesceri, Vincenza La Fata (8 anni), Giuseppe Di Maggio (13 anni), Castrenze Intravaia, Filippo Di Salvo (morirà, dopo atroci sofferenze, il successivo 11 giugno) Giovanni Grifò (12 anni).

 

Lapide
11 persone, i cui nomi sono stati scolpiti sulla lapide posta nel luogo del massacro.

 

video RAI: LA STORIA SIAMO NOI
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LINK RAI http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntate/portella-della-ginestra

Andrea Camilleri da: I RACCONTI DI NENE

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