Porto di Gela: lavori bloccati dalla burocrazia. Messinese intima la Protezione Civile a intervenire tempestivamente

Del rifacimento del porto rifugio di Gela nemmeno l’ombra. Eppure il 27 settembre del 2016 si era brindato all’accordo attuativo tra Eni, REgione Sicilia, Dipartimento della Protezione civile regionale e Comune. Da allora il nulla. Troppi intoppi burocratici e un danno per l’economia gelese incalcolabili. Ma cosa impedisce di procedere? Secondo quanto dichiarato dal vicesindaco Simone Siciliano la colpa è dell’inerzia burocratica.

La gara di caratterizzazione ambientale è stata aggiudicata il mese scorso, cioè dopo due anni e mezzo dall’elaborazione del piano di caratterizzazione da parte di Arpa, che richedeva tale intervento propedeutico ai lavori di dragaggio e di allungamento del Braccio di Ponente del Porto di Gela. Tanti passaggi, andati a rilento, dall’Arpa alla Protezione Civile regionale e da questa al Ministero per ottenere le autorizzazioni al Piano di Caratterizzazione vi sono voluti due anni e mezzo.

Il sindaco Domenico Messinese e il suo vice, dietro diversi solleciti, sono venuti a conoscenza che nemmeno la documentazione riguardante l’avvio del procedimento di verifica di non assoggettabilità a Via presentata il 1 luglio scorso al Ministero è completa. Quindi finora non si ha un’idea chiara di quando la struttura portuale di Gela possa ritornare ad essere attiva.

Il sindaco Domenico Messinese ha diffidato il Dirigente dalla Protezione civile regionale di procedere tempestivamente, entro 15 giorni, alla caratterizzazione e al tutte quelle procedure che dovranno potare alla riqualificazione del porto rifugio di Gela.

“I nodi vengono al pettine,  e il sindaco di Gela intima il dipartimento della Protezione civile ad avviare, tempestivamente i lavoro di ripristino dunzionali, finanziati con gli oneri di compensazioni Eni nel settembre 2016” Ha detto Simone Siciliano.

Più volte i lavori sono stati intimati dal sindaco, ma anche dal prefetto che qualche mese fa aveva sollecitato il Dipartimento a intervenire. Ma finora al Ministero non è pervenuta tutta la documentazione da parte della Regione per l’avvio dei lavori, che dovranno essere finanziati con i 58000000 euro di Eni.

“Non accetteremo più inerzie burocratiche della Regione che stanno negando al territorio l’opportunità di uno sviluppo sul fronte mare” Ha detto Siciliano