Porto rifugio, comitato: “Serve un Pif di turno per risolvere il problema”

“Perché, dopo circa due anni, ancora la regione Sicilia non ha saputo risolvere il problema del porto Rifugio di Gela? Da cinque mesi circa vi è un accordo sottoscritto da Regione, Comune ed Eni per l’impegno finanziario, con relativo progetto elaborato dalla Protezione Civile Regionale, per il dragaggio dell’intera area portuale e l’allungamento del braccio di ponente. Tutte domande che hanno una sola risposta: perdita di tempo”. Sono parole dure quelle usate dal Comitato Porto del golfo di Gela in riferimento all’ultima riunione tenutasi alla Presidenza della Regione Sicilia, fissata dopo l’ordinanza di interdizione alla navigazione sia all’uscita sia all’entrata del porto per i natanti con pescaggio superiore ai cinquanta centimetri.

“Praticamente, porto chiuso”, hanno incalzato i componenti del comitato. Al centro della questione un’ordinanza di somma urgenza per autorizzare la Regione a effettuare il dragaggio della sabbia.

“Qui casca l’asino – hanno commentato – se il porto di Gela è di competenza regionale, perché l’ordinanza non viene fatta dal presidente della Regione? Perché la stessa chiede al Comune di Gela di emetterla? Perché non è stata fatta tempo fa per cercare di effettuare il dragaggio su tutto lo specchio d’acqua del porto rifugio? Ad oggi, sono state solo avviate le procedure del piano di caratterizzazione della sabbia e non è stata avviata la procedura autorizzativa per l’allungamento del braccio di ponente, come previsto dall’accordo sottoscritto alla Presidenza della Regione. Sono passati circa due anni tra proclami e promesse da parte di tutta la politica, ma ancora ad oggi non si è risolto nulla . Forse – ha concluso il comitato – dobbiamo rivolgerci a qualche Pif di turno per ottenere qualche risposta immediata e risolvere il problema del porto di Gela?”.

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