Porto rifugio: quel “fosso” solo sperpero di denaro. Disastro ambientale e morte della pesca

Intervengono ancora una volta i consiglieri Cinque Stelle sull’attesa estenuante dei lavori di dragaggio sul porto rifugio di Gela, che sta portando alla morte del comparto pesca gelese.

“Dopo  l’avvio dei lavori per la realizzazione di un fosso (di questo si è trattato, visto che, a quanto pare, l’imboccatura non è stata oggetto di dragaggio) ed il conseguente intervento del ministero e della capitaneria di porto, i tempi relativi al progetto strutturale, previsto e richiesto dalla città, si allungheranno ancor di più. E allora la domanda è solo una: cosa può aver spinto il governo regionale, e qualche esponente del PD, che lo ha  appoggiato, a non mandare in gara il piano di caratterizzazione, autorizzato a febbraio 2017, a non trasmettere gli altri stralci del progetto siglato nell’accordo del 27 febbraio, che prevedeva un intervento strutturale e, di conseguenza, a non utilizzare i soldi dell’Eni, già stanziati per il suddetto progetto? Cosa ha spinto il governo regionale a portare avanti un intervento chiaramente fuori ogni programmazione e dal quale anche gli operatori del settore avevano preso le distanze, ritenendolo un oltraggioso sperpero di denaro pubblico in un momento drammatico per la città in termini di lavoro e di incremento della povertà? Adesso ci aspettiamo di conoscere le vere motivazioni che hanno portato a tale situazione di disastro ambientale e soprattutto di aggravio di criticità per gli operatori del settore che chissà quanto ancora dovranno attendere per poter ricominciare a lavorare ed in totale assenza di ammortizzatori sociali”.  Hanno messo in evidenza i cinque stelle.

Nell’ultima riunione del gruppo di lavoro porto, quella del 17 Luglio 2017, in pur invitati non erano presenti nè il presidente della Regione Siciliana o il suo vicario, nè il dirigente della protezione civile.

“Avevamo evidenziato in quell’occasione l’esigenza “di avere un parere tecnico da parte dell’Asp e dell’Arpa, per accertare che l’intervento fosse a norma di legge, considerato che non avevano neanche posizionato un telo che separasse la sabbia di posa da quella dragata.”

“ Avevamo chiesto – hanno sottolineato- se fosse possibile in zona Sin non filtrare le sabbie prima di stoccarle sull’arenile; avevamo chiesto se questo intervento di emergenza non annullasse l’autorizzazione di un progetto di caratterizzazione di cui era stato modificato totalmente lo stato di fatto e quindi la valutazione, nonché, gli stessi punti scelti per i carotaggi; avevamo anche chiesto da dove avessero preso i soldi per questo intervento in emergenza che tale non è mai stato.”

I cinque stelle aspettano una risposta