Povertà in aumento tra i giovani. Gela Famiglia: bilancio 2017 poco confortante, lettera aperta per le istituzioni

Siamo alla fine dell’anno ed è arrivato il tempo di fare i bilanci di ciò che è stato fatto e di cosa si poteva fare. Di sicuro c’è tanto ancora da fare per le famiglie bisognose della città di Gela, in aumento nel 2017. Lo sanno  bene i volontari dell’associazione Gela Famiglia, che tramite il vicepresidente Michela Munda Prestia, sottolinea quanto sia importante  attivare processi di attenzione e di riscatto sociale, specialmente in quelle realtà familiari con bambini. L’associazione ha incontrato tante famiglie in questo anno, tante coabitano le le famiglie di origine, e altre hanno serie difficoltà economica da non riuscire a pagare i servizi essenziali. Questa la lettera aperta che l’associazione ha inviato alla stampa.

«Ogni fine anno è considerato per ogni attività la data per fare bilanci, la data del resoconto, della rendicontazione, termini per lo più attinenti ad attività burocratiche ed amministrative.

Quando si parla di associazione di volontariato riteniamo sia più appropriato considerare la fine di ogni anno come la data del raccontarsi, della riflessione profonda su vissuti, su ciò che la vita offre all’individuo nell’esperienza quotidiana; abbiamo incontrato tante famiglie, tanti giovani, tanti ragazzi. Ci siamo confrontati con altre associazioni collaborando in diverse attività, abbiamo avuto modo di verificare che c’è tanta solidarietà nelle persone ma poca fiducia in una prospettiva di futuro capace di riscatto sociale.

Abbiamo avuto modo di constatare che sono diverse le famiglie che vivono in coabitazione con le famiglie di origine e diverse le famiglie che si trovano in seria difficoltà economica, tanto da non poter usufruire in maniera congrua dei servizi essenziali: luce, gas, acqua. Non basta avere il pacco di alimenti occorre la bombola del gas, occorre pagare la bolletta della luce o ti abbassano la potenza del contatore, con la conseguenza di non poter usare lavabiancheria, scaldabagno, forno.

La povertà genera contesti di emarginazione, e tanto sconforto viene manifestato dalle mamme  nelle loro affermazioni : “Mio figlio non ha mai avuto un vestito nuovo” ed ancora ” I giocattoli che possiede mio figlio sono riciclati e spesso non funzionanti”, “Mio figlio non è andato in gita, perché, sa ci vogliono i soldi”,  “Mi vergogno a raccontare la situazione della mia famiglia, ma mi dica come devo fare?”

Testimonianze sconfortanti che ci inducono a riflettere anche e soprattutto sul malessere che vivono i bambini che sono quelli che più subiscono, tanto che non a caso e senza retorica possiamo parlare di privare molti bambini di un’ infanzia serena.

Non va altresì sottovalutato il fatto che condizioni economiche non favorevoli determinano uno scadimento dei legami familiari e la crescita di nuove povertà.

La maggior parte dei genitori che incontriamo hanno una bassa formazione professionale, non in linea con lo sviluppo tecnologico, e ciò rende difficile  l’inserimento nel mondo del lavoro e non fa sperare in un futuro economico migliore per molte famiglie.

L’anno che finisce poteva essere un anno migliore se ci fosse stata più attenzione a quelli che sono i bisogni essenziali delle famiglie, il cui soddisfacimento non può essere condizionato dai bilanci comunali, sempre più scarni.

Auspichiamo che il nuovo anno possa essere l’anno delle decisioni, di un’azione politica che prenda in seria considerazione l’accertamento dello stato di bisogno delle famiglie ed assicurare ad ogni famiglia il minimo vitale, di un’azione politica  più efficace nella logica di generare fiducia nelle famiglie affrontando aspetti concreti di vita quotidiana che vanno dalla sanità alla sicurezza, e nella prospettiva di uno sviluppo economico capace di creare posti di lavoro, di uno sviluppo sociale e culturale capace di far crescere il bene comune, il senso di appartenenza, e la cittadinanza attiva»