Presidente vulemmo ’na risposta. Mogli degli ex operai indotto scese nuovamente in campo

Presidente Crocetta, vulemmo ’na risposta, vulemmu tragghiu. Questo quanto  riportato,  nel dialetto che il presidente Crocetta conosce molto bene,  in uno dei cartelloni che hanno accompagnato ieri mattina  le donne, ex mogli degli operai dell’indotto di Gela, a piazza Salandra, nello spazio antistante al teatro Eschilo. Ma l’atteso governatore era il grande assente ieri. Sarebbe dovuto essere uno degli ospiti al convegno sui Liberi Consorzi, organizzato dal movimento Sviluppo Democratico, ma  è stato sostituito dall’assessore alle Autonomie locali Luisa Lanteri.
 Una battaglia che continua, quella delle mogli degli ex operai dell’indotto, che continuerà fino a quando non avranno risposte concrete,  da parte delle istituzioni. Q
uello che continuano a chiedere è il lavoro per i loro mariti, ma anche per tutti i disoccupati di  Gela, città martoriata dalla crisi economica.
 Ieri, insieme alle donne del Movimento rosa,  nella piazza antistante il Teatro Eschilo, si aspettava di no incontrare il presidente della Regione Rosario Crocetta. A lui hanno rivolto la loro ultima lettera, con cui hanno chiesto un incontro per essere ascoltate da colui che Gela la conosce molto bene. Ma quella risposta che loro aspettavano non è ancora arrivata, nonostante sia trascorso più di un mese dall’invio della lettera. 
“Siamo stanche di essere invisibili. Siamo stanche di fingere davanti ai nostri figli per non trasmettere loro il nostro dramma. Siamo stanche di combattere contro ogni forma di isolamento ed emarginazione sociale. Abbiamo trascorso un Natale durissimo, amaro, senza lavoro, senza ammortizzatori sociali, senza futuro, ma non vogliamo tranciare quel flebile filo di fiducia che persiste nella Politica e nelle Istituzioni. Questo quanto riportato nella lettera rivolta al presidente, a colui che di Gela “è nobile figlio.”  
E stanche di essere invisibili le donne ieri si sono presentate con i cartelloni: “Non siamo invisibili e non perdiamo la speranza”, “Lavoro per tutti, la crisi è di tutti”. Questi alcuni dei messaggi che le donne hanno portato nella piazzetta del Teatro Eschilo. In silenzio, non hanno rilasciato interviste, per ribadire la loro lontananza dalla politica.
“Non ci interessa nessuna carriera politica, non ci interessano rivalse contro la politica, quello che vogliano   è nel nostro diritto: il lavoro per i nostri mariti, ma anche per tutti coloro che non riescono più ad andare avanti. La città è in ginocchio, questo è sotto gli occhi di tutti. Non si tratta di disoccupazione solo degli ex operai dell‘’indotto, in quanto la crisi sta coinvolgendo tutti i settori. Tante le attività che stanno chiudendo. La città pian piano si sta svuotando e rischiamo di rimanere in balia della criminalità. Noi ancora crediamo in questa città. Qui abbiamo costituito le nostre famiglie e comprato casa. Non vogliamo essere costretti a lasciararla anche noi”. Ha sempre detto il portavoce del gruppo Marisa Bevilacqua.
Una cosa certa è che le donne,  in modo determinato andranno avanti, e lo faranno sempre nel loro modo pacifico, ma incisivo.