Protesta operai Turco e il rischio di ulteriore povertà: da oggi verrà allentata

La protesta dei lavoratori della Turco Costruzioni, rischia di determinare povertà anche in chi ha un contratto a tempo determinato all’interno dello stabilimento Eni.

Messi alla porta dall’azienda che ha una diminuzione di commesse, trentasei lavoratori da alcuni settimane occupano i cancelli della ex raffineria, determinando una lotta tra chi il lavoro lo ha perso e chi invece lo ha mantenuto ma non può accedere in fabbrica. E non sono mancati i momenti di tensione.

Ieri gli operai della Turco Costrusioni hanno incontrato il vescovo Mons. Gisana, accompagnato da don Giorgio Cilindrello parroco della chiesa di San Sebastiano di Settefarine, quartiere povero in cui molti operai risiedono. Il Vescovo ha sottolineato come bisogni far di tutto affinchè non si continui la guerra tra poveri. In fabbrica vi sono pochi posti e le selezioni potrebbero rischiare di mettere gli uni contro gli altri.

Sulla questione sono intervenuti anche i due deputati gelesi Nuccio Di Paola e Giuseppe Arancio. Dopo le tensioni ai presidi in prefettura è arrivato un accordo.

Da oggi dovrebbe essere garantita la possibilità altri altri lavoratori dell’indotto di raffineria e gli operatori del diretto di far accesso allo stabilimento di contrada Piana del Signore, dopo un fermo di oltre due settimane.

La prefettura potrebbe anche intervenire per il riassorbimento degli operai licenziati. Quindi presidi mantenuti, anche se allentati. In prefettura vi erano anche i sindacati Cgil, Cisl e Uil.

Foto QdG