Quando al fare dovrebbe seguire il saper fare…

Questa mattina, intorno alle 11 circa, mentre ero intento a lavorare presso la nostra redazione, sono stato interrotto da un rumore assordante, prolungato e snervante, a cui ha fatto seguito un odore forte, acre e nauseabondo capaci entrambi di superare gli ottimi e nuovi infissi del secondo piano dello stabile in cui mi trovavo.

Uscito in strada, Corso Vittorio Emanuele all’altezza dell’incrocio con Via Morello, mi si è presentata la seguente scena: operai di una ditta privata stavano finalmente rattoppando la  strada principale del nostro Centro Storico.

 

Potevamo quindi gioire dell’evento?

Chiaramente no! Perchè come spesso accade in questa città, il diavolo fa le pentole e si dimentica del coperchio, ovvero facciamo e ci dimentichiamo cosa vuol dire saper fare.

Il fare ha priorità assoluta, e questo magari poteva essere più vero l’anno scorso, dopo che un cittadino inciampa a piedi ed un altro in bicicletta nei pressi delle stesse buche e durante la passeggiata sull’isola pedonale.

Ma quando l’azione avviene dopo il trascorrere di un anno dai fatti ricordati in precedenza, ci si aspetta il saper fare. Tralasciando la possibilità di programmare il rifacimento del fondo stradale per intero (da isolato a isolato), che poteva comportare un esborso al momento importante per le casse comunali, accettiamo il fatto che si tamponi con piccole colate di pece nelle suddette buche.

Ma il saper fare comportava una programmazione adeguata degli interventi, con un preavviso per i titolari delle attività del posto, la scelta di un orario consono per non arrecare disturbo ai cittadini che ci lavorano o che hanno deciso di rilassarsi passeggiando e….

Niente di tutto ciò si è verificato ed infatti un intervento che doveva prolungarsi oltre le due buche ricoperte, è stato interrotto da un commerciante che per la sua attività avrebbe fatto veramente a meno di vedere i suoi clienti fuggire per il cattivissimo odore di pece riscaldata e di quel rumore che anche a me ed altri al chiuso delle finestre, è risultato insopportabile.

“Nessuno ci ha avvisato del disservizio e del disturbo, e per il forte malessere dei nostri clienti e dell’impossibilità di riceverli adeguatamente, siamo stati costretti ad abbassare la saracinesca” ci ha comunicato la titolare del bar ad angolo.

” Il fumo ha reso impossibile ad alcune clienti di mangiarsi un cornetto che sapeva di bitume, tanto che non abbiamo provveduto ad incassare quanto dovuto” ha proseguito la commerciante.

Ben vengano gli oltre 300 interventi sul manto stradale con il bitume intelligente anche in centro storico. Ma la scelta degli orari e la mancanza di messa in sicurezza sia degli operatori che degli ignari commerciati e passanti non hanno molto di intelligente. Non era opportuno prendere in considerazione le fasce orarie in cui recare meno disturbo alle attività ed ai cittadini, come la pausa pranzo per esempio?