Raciti si dimette. Da Palermo a Gela Pd voterà Pd, ma non i candidati

Prima la ribellione dal basso contro le imposizioni dei candidati dall’alto. Poi la formazione di un nuovo movimento “I partigiani del Pd” in dissenso “col modello padronale del partito”. E infine le dimissioni del segretario regionale Fausto Raciti arrivate ieri.

Il Pd in Sicilia è sempre più in crisi. I quattro dirigenti del neo movimento costola del pd, componenti della segreteria regionale Antonio Rubino, Carmelo Greco, Antonio Ferrante e Salvatore Gazziano  hanno dichiarato che alle prossime nazionali voteranno Pd ma ancora devono decidere se fare o meno campagna elettorale. Per Rubino, responsabile del neopartito come ha dichiarato su Gds “i candidati sono stati scelti da Renzi su proposta di Faraone secondo una logica di appartenenza e fidelizzazione, a partire dai collegi uninominali. Sul tavolo anche la mancata candidatura di Rosario Crocetta. A Crocetta Renzi aveva promesso una candidatura, ovvero lo aveva dichiarato lo stesso ex governatore e Renzi   non l’ha mai smentito.

Anche per il segretario regionale Fausto Raciti le liste decise dall’altro non sono condivisibili sia nel metodo che nel merito. E il Pd ha assunto un modello che non lo rappresenta più. Segreterie in subbuglio anche nelle diverse province siciliane.

A Caltaissetta si è deciso per la chiusura dei circoli per protesta contro Renzi. “Chiusi per dignità”. Questo quanto riportato sulla porta dei circoli Pd del nisseno. Poche parole per contestare i criteri scelti dal Nazareno per la composizione delle liste in vista delle politiche. Il tutto è iniziato  con l’imposizione di Daniela Cardinale al collegio plurinominale della Camera. Secondo i democratici di Caltanissetta, però, quel seggio sarebbe dovuto spettare a un esponente del territorio.

A Gela il segretario cittadino Giuseppe Di Cristina, ha parlato di aggressione allo spirito democratico. “Gela è sempre stata generosa nei confronti del Pd. Abbiamo posto una questione politica al centro delle scorse amministrative e non una diatriba, come qualcuno ha affermato. C’è una classe dirigente che si è ricomposta, e tutti i segretari provinciali di questa provincia non sono messi a conoscenza delle candidature del collegio uninominale. Voterò il partito democratico lo stesso, ma non mi sento rappresentato da chi è stato scelto come candidato. Voterò solo la maglia. ” Ha detto Di Cristina