Radiohead, in quarantamila all`Arena del Visarno di Firenze

Siamo in quarantamila all`Arena del Visarno di Firenze, assiepati, travolti dal caldo afoso che in questi giorni infuoca Firenze e tutta la Toscana.
Aspettiamo Tom Yorke e i suoi. Un gruppo spalla e poi James Blake allietano le ore che intanto passano tra una birra e l`altra, tra un abbraccio ad amici ritrovati e amicizie tra sconosciuti appena cominciate.

I Radiohead non si lasciano aspettare. Tom Yorke sale sul palco, è solo. Porta con sé la sua voce e un piano e spiazza i quarantamila con Daydreaming tratta dal suo ultimo album, A Moon Shaped pool, l`Arena sta in religioso silenzio e si lascia illuminare da una scenografia piena di lucciole.

È il turno di Desert Island, il vento si precipita attorno ai nostri cuori e ci sentiamo tutti nati dalla stessa luce. Poi Ful Stop, gioco di parole tra pieno e pazzo o forse solo incompleto.

Arriva Identikit e fremono i cuori spezzati che urlano all`unisono “ Broken hearts make it rain”.

Gioca con il suo pubblico Tom Yorke, parla in italiano nelle pause tra un pezzo e l’altro e ringrazia senza troppa flemma come solo i grandi sanno fare.
È un gioco e un tributo ad “Ok Computer”, terzo album dei Radiohead lo stesso che nel 97 uscì e decretò il loro successo internazionale, lo stesso che oggi festeggia i suoi vent’anni e non smette di emozionare. Vent’anni, l’età giusta per splendere.

Airbag, Lucky, Let down, Exit music, Street spirit, tutte insieme, tutte di fila, esplode l`Arena del Visarno. I quarantamila cantano tutti, sono gli stessi che nel 1997 avevano per la prima volta ascoltato “Ok Computer”,sono gli stessi che palpitano di immutato amore.

È il turno poi di pillole elettroniche: Amnesiac, Kid A, In rainbows, King of Limbs. Tom e i suoi ci salutano. Ma è un trucco. Si lasciano chiedere un bis e tentennano giusto il tempo di sentirsi lusingati.

Tornano con Paranoid Android che ci accompagna con i suoi splendidi 6 minuti e 23 secondi. Chiude Karma Police, solo voce, solo brividi, scende un silenzio irreale e non sembra di essere ad un concerto ma piuttosto in un tempio, cantiamo tutti e sembra si stia pregando.
Per un minuto lì, per un minuto ci siamo persi.

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