Rapporto Res all’Eschilo: al sud troppe scuole ghetto. Come rimediare al divario con il nord?

Le scuole del sud rispetto a quelle del centro nord hanno un problema maggiore di dispersione scolastica. L’abbandono degli studi, specie nelle scuole medie superiori, è molto diffuso nelle regioni meridionali. Ma quali sono le cause di questo fenomeno? A questa domanda  stamani si è cercato di dare una risposta, nella conferenza dal titolo “L’istruzione difficile: i divari nelle competenze tra Nord e Sud”. L’incontro ha preso il via dai risultati del rapporto delle Fondazione Res sulla scuola italiana. Una scuola il cui valore dell’istruzione da crescita personale, tipico concetto degli anni ’70, è diventato oggi un’opportunità di sviluppo economico e crescita della produttività. A relazionare sul Rapporto Res è stata la sua coautrice prof.ssa Laura Azzolina, che ha messo in evidenzia come lo scarto più evidente tra nord e sud, si sia manifestato nelle prove invalsi di italiano e di matematica che vengono sommistrate agli alunni. Ma quale è la causa di tale sostanziale differenza? Diverse potrebbero essere le risposte, ma tutte sono poche esaustive e non giustificano tale divergenza. “Potrebbe ricercarsi – ha detto la prof.ssa Azzolina –  nella  spesa della istruzione, tra nord e sud, ma questa direzione non é quella giusta. In quanto le differenze sono marginali. L’80 % della spesa per l’struzione è a carico dello Stato, e solo il 13 % è  a carico dei comuni, e queste  riguardano edilizia scolastica e trasporto. Quindi si tratta di una quota molto  limitata. Potrebbero essere come causa le differenze  sociali e economiche di provenienza degli alunni – continua l’Azzolina – ma, il retroterra familiare conta allo stesso modo a nord e a sud. E anche questo aspetto non giustifica il divario”. Secondo la coautrice del rapporto Res, il divario trova giustificazione dalla frequente formazione nelle scuole del sud di classi ghetto, con concentrazine di alunni provenienti da ceti molto bassi. In poche parole la polarizzazione è una caratteristica delle scuole del sud. Una tendenza che ha preso purtroppo molto piede nella scuola meridionale è quello di concentrare gli alunni provenienti da determianti quartieri degradati, o da condizioni economiche e culturali disagiante nello stesso istituto o nella stessa classe. Ma come rimediare a tutto ciò? Secondo il Prof. Carlo Trigilia, docente di sociologia nell’Università di  Firenze, e presidente della fondazione Res, ciò che manca nelle scuole meridionali è un lavoro sinergico tra i vari attori delle istituzioni scolastiche, e tra queste e la politica. Inoltre la scuola necessita di uno svecchiamento, molto diffuso a sud, sia per quanto riguarda la dirigenza che la classe docente. “Un dirigente più anziano, non ha possibilità di  progettualità a lunga scadenza per la sua scuola, manca in lui un visione strategica”. Altro aspetto importante riguarda la formazione e l’aggiornamento della classe docente. Questo è stato sottolineato dalla prof.ssa Gabriella Alfieri, docente di Storia della Lingua Italiana all’Università di Catania, componente dell’Accademia della Crusca  e presidente della Fondazione Verga. Durante la conferenza è intervenuto anche il rettore dell’Università di Palermo Roberto Lagalla. “Il rapporto – ha detto Lagalla – tra Scuola e Università al sud  é curato meno che al nord. Le università dell’isola hanno meno borse di studio,  e il 40% in meno di finanziamenti. L’Università é un Ponte tra scuola e lavoro  e ha la responsabilità di far laureare nei tempi giusti gli studenti, in quanto una laurea in ritardo fa perdere tante opportunità di trovare lavoro”.  Il rettore ha sottolineato come non si possa  rispondere alle sfide della modernità se non con la conoscenza e con la competenza. ” Quello che manca è il raccordo tra Università e Impresa, in quanto al sud  mancano le imprese e qui gioca un ruolo fondamentale la politica. È inammissibile che il  39 % degli studenti siciliani sia costretto ad emigrare al nord o all’estero  per trovare lavoro”. Il convegno  è stato organizzato dall’associazione Cifra, di cui presidente è Emanuele Antonuzzo,  e dall’Associazione Officine Italiane, presieduta dall’economista Maurizio Caserta. “Non abbasseremo la guardia su temi importanti come quelli della scuola”, ha detto l’economista