Referendum Trivelle, Pd Gela: No o astensione, il protocollo è basato anche sulle perforazioni

A meno di ventiquattro ore dal referendum sulle Trivelle, resta ancora una grande confusione sui motivi del Sì, e su quelli del No. Anche perchè in città fino a ieri si erano visti solo interventi a favore della abrogazione della norna che prevede il rinnovo in atto delle concessioni alle esplorazioni  in mare  entro 12 miglia dalla costa fino all’esurimento dei giacimenti di petrolio o gas. Ma il voto si è trasformato anche in un conflitto pro e contro premier Renzi, visto che quest’ultimo ha invitato i cittadini a non andare a votare. Il Partito Democratico di Gela  in sintonia con il premier Renzi, ha dicharato stamani di essere contrario all’abrogazione. Tale intenzione può manifestarsi non andando a votare o votando no. Il quesito, affermano l’on. Arancio, i consiglieri Morselli, Gallo, Orlando, Cirignotta, il segretario Di Cristina, il presidente Caizza, il presidente Ascia,  non riguarda pertanto il si o il no alle trivellazioni ma il limite delle concessioni. “Il paradosso- affermano gli esponenti del Pd –  è che vogliamo che siano altri a produrre il gas estratto da cui acquistarlo e movimentarlo per migliaia di km. Non è certo un’idea di cura ambientale del nostro pianeta! La Vertenza Gela è per i gelesi uno sforzo per ripensare e rifondare il futuro economico della città che passa anche da una riconversione industriale che si basa su attività di esplorazione e produzione di gas oltre le 12 miglia marine, così come fissato nel protocollo d’intesa con Eni. Anche per questo essere contrari all’abrogazione significa lavorare per l’attuazione del protocollo e per la riconversione verso energie a minor impatto ambientale. Un gelese non può manifestare per il lavoro e contemporaneamente votare SI al referendum!”