Relativismo percettivo e moduli kafkiani nell’opera dello spagnolo Garceràn

E’ stato portato in scena, ieri, al Teatro Eschilo, lo spettacolo “Cancun”, con la regia di Marco Mattolini. L’opera dell’autore e traduttore spagnolo Jordi Garceràn ha visto sulla scena Mariangela D’Abbraccio, Blas Roca Rey, Giancarlo Ratti e Nicoletta Della Corte. Protagoniste, due coppie in vacanza a Cancun, nel Messico meridionale, meta ideale per celebrare oltre vent’anni di amicizia. All’inizio, tutto sembra andare per il verso giusto. Francesca e Giovanni con Laura e Paolo vivono l’atmosfera magica e paradisiaca della terra che li accoglie. Qualche bicchiere di troppo porta loro a confessare segreti rimasti tali per lungo tempo, rendendoli consapevoli che le cose in passato sarebbero potute andare in maniera diversa. Un’opera che indaga a fondo sui rapporti di coppia, con uno sguardo critico alle dinamiche della società moderna. Attraverso un ritmo scenico quasi nevrotico e moduli narrativi di stampo kafkiano, emerge la complessa teoria del relativismo percettivo e interpersonale. La vicenda ruota attorno ad un unico interrogativo: Cosa succederebbe se per uno strano gioco del destino i desideri più inconfessabili si potessero realizzare? Da qui, un continuo e sottile oscillare tra reale e irreale, un itinerario tra le visioni e i deliri umani. Dinanzi a questo caos conoscitivo, unico approdo appare allora la formula pirandelliana: <<Così è, se vi pare>>.

Bravi gli attori, che hanno saputo immedesimarsi nel ruolo non semplice dei personaggi, inseriti all’interno di una trama complessa e volutamente ingarbugliata che ha reso, a tratti, ardua la comprensione del messaggio scenico da parte del pubblico in sala. Fuori dagli schemi teatrali il nudo di Roca Rey, che ha confermato il carattere provocatorio dell’intreccio.