Reperti Bulala: la mappa con il robot di Hublot, in collaborazione con l’Università di Ginevra

 Entro maggio il mini robot Hublot, fornirà una mappa completa di tutti i reperti posizionati nel mare di Bulala. Il dispositivo, già in azione da ieri nel mare  è dotato di telecamere in grado funzionare anche in presenza di acque torbide, e di rilevare metalli.

La  campagna di rilievo sottomarino ha preso il via  grazie all’università di Ginevra che si avvale della tecnologia Hublot, famosa  azienda di prestigiosi orologi Svizzeri. I ricercatori svizzeri sono arrivati due giorni fa, accompagnati dall’assessore regionale ai Beni Culturali, Sebastiano Tusa. Con loro collaborerà anche il sub Franco Cassarino, protagonista di molte scoperte nel fondale gelese, e l’archeologo Nicola Bruno.  

La mappa dei reperti consentirà alla Soprintendenza di avere indicazioni sul loro posizionamento e sulla loro possibilità di recupero.  Era aprile del 2108 quando l’assessore Tusa ha annunciato di avere cercato sponsor trovandone uno nell’azienda orologiaia Hublot, che ha già un’esperienza di ricerca archeologica sottomarina a Creta, di vetrine antisismiche regalate al museo di Atene, e che avrebbe abbinato il suo logo agli oricalchi e alle navi arcaiche del mare di Gela..

Naturalmente Hublot da solo non basta, anche Eni ì, che ha già stanziato 800 mila euro per realizzare i lavori a Bosco Littorio, dovrebbe investire di più, secondo l’assessore Tusa.

Intanto una buona notizia è arrivata per il Museo di Gela, da parecchio tempo deturpato da infiltrazioni d’acqua. Si tratta di 130 mila che saranno destinati alla struttura gelese per i lavori più urgenti.

La città resta in attesa del museo del mare, e la nave arcaica, dopo il trattamento di restauro, è rimasta rinchiusa nelle casse. I lavori  purtroppo sono stati frenati dal braccio di ferro davanti ai giudici amministrativi del Cga,  tra le due aziende, nella procedura di gara. La risoluzione della “diatriba” dovrebbe portare all’avvio dei lavori per il museo del mare a Bosco Littorio, quello destinato ad ospitare i resti delle navi ritrovate nei fondali della costa locale.