Riconversione Eni: presto i nuovi cantieri. E dopo?

Dopo le autorizzazioni arrivate ad agosto per la riconversione della raffineria di Gela in Green Rafinery, che dovrebbe concludersi entro il primo semestre del 2018, Gela potrebbe rivedere la luce dopo anni di buio caratterizzati da una disoccupazione esponenziale. Da quando è stato firmato il protocollo di intesa, cioè dal 6 novembre del 2014, il lavoro è finito in città per la maggior parte degli operai dell’indotto, e anche quelli del diretto, circa 500, pur essendo impiegati nella stabilimento Eni di Gela, sono stati destinati ad altre siti sia in Italia che all’Estero.

Per attuare il processo di riconversione sarà richiesta manodopera altamente specializzata. Altri lavoratori saranno richiesti per la costruzione della diga foranea e altri nei lavori di bonifiche, che secondo Eni si stanno eseguendo regolarmente. Nonostante le varie protesta e la vertenza portato più volte nei tavoli ministeriali, Gela comunque non ritornerà ai valori occupazione del passato. E se ci sarà necessità di una discreta forza lavoro per attuare la riconversione del sito, una volta ottenuta la Green Rafinery saremo lontani dai valori occupazionale di quando vi era la raffinazione del petrolio. L’amministrazione punta sull’impianto Gnl e sul far inserire Gela tra i nodi portuale dell‘’isola, creando un hub del mediterraneo. Altri però credono che il turismo dovrebbe essere il rilancio economico della città.

Altro aspetto dell’accordo sono gli oltre 30 milioni di euro per le compensazione di Eni al territorio, di questi 6 milioni dovrebbero essere destinati ad un porto che non sta vedendo finora nessuna riqualificazione, gli altri alla valorizzazione e recupero di aree urbane dei quartieri periferici, ripristino della ex dogana, spalti e palestre nel campetto E. Mattei di Macchitella.