In ricordo di Ninetta Burgio, la “madre” coraggio di Niscemi

Una cerimonia in ricordo dell’insegnante Ninetta Burgio, la “madre” simbolo del coraggio di Niscemi. “Esempio di amore, di forza e coraggio, simbolo di sensibilizzazione delle coscienze ai valori della legalità e per questo esempio e solido punto di riferimento per tutta la comunità”. Così l’ha  ricordata il sindaco Massimiliano Conti, oggi nella giornata della ricorrenza del sesto anniversario della scomparsa.

L’Amministrazione niscemese in collaborazione con l’associazione Fai Antiracket di Niscemi che porta il nome di Ninetta, ha voluto commemorare questa mattina la donna al Cimitero di Niscemi, con la deposizione di una composizione floreale nel sepolcreto di famiglia dove la salma è tumulata e con un momento di preghiera presieduto dal parroco don Giuseppe Cafà.

Presenti alla prima commemorazione in ricordo di Ninetta Burgio, anche il vice sindaco Pietro Stimolo, gli assessori Adelaide Conti, Alessandro Mongelli, il commissario Filippo Gentile della polizia municipale, il dott. Felice Puzzo, dirigente del Commisariato di polizia di Niscemi, ed i rappresentanti delle associazioni Fai Antiracket, bersaglieri, rangers, polizia penitenziaria (Anppe) e dei Fratres.


Ninetta Burgio, morta il 12 dicembre del 2011 all’età di 77 anni, non si arrese mai alla crudele e dolorosa scomparsa del figlio Pierantonio Sandri, avvenuta il 3 settembre del 1995.

La donna riuscì dopo 14 anni con i suoi tantissimi accorati appelli e la vicinanza delle Istituzioni cittadine, della magistratura e degli investigatori della polizia, a squarciare senza mai gridare, ma con l’arma del cuore e del perdono, il muro di omertà che a lungo impedì di fare chiarezza sul caso.

I resti del giovane, scomparso all’età di 19 anni con l’applicazione del metodo crudele della “lupara bianca”, furono rinvenuti il 22 settembre del 2009, ovvero 14 anni dopo, su indicazione di un collaboratore di giustizia scoppiato poi in lacrime, sepolti in un’area della Riserva naturale di contrada Vituso.
Dalle indagini emerse che Pierantonio era stato ucciso perché aveva assistito all’incendio di un’auto.

Ninetta Burgio, incontrò anche tantissimi alunni delle scuole per parlare loro di legalità e giustizia e del muro dell’omertà che era riuscita ad abbattere, testimoniando così il suo desiderio di legalità e giustizia, nonché la sua capacità di perdono anche di fronte al crudele assassinio del figlio.

“Una donna minuta nel corpo Ninetta Burgio”, ha aggiunto il vice sindaco Pietro Stimolo,”ma forte come una roccia e nell’agire e che per oltre un decennio, ha portato alto il valore della legalità con l’incessante ricerca della verità sulla tragica scomparsa del figlio”.