Riforma fiscale: CISL, raccolta firme per legge a favore delle aree sociali medio-basse

Spingere il Governo ad adottare una riforma del sistema fiscale per far crescere il Paese, sostenendo il lavoro e i consumi. Sono questi i contenuti della proposta di Riforma Fiscale su cui la CISL avvierà una raccolta firme nei prossimi mesi per la presentazione di una legge delega di iniziativa popolare.

Cinque punti per ribadire degli obiettivi chiari: più equità, maggiori risorse a lavoratori e pensionati, ridistribuzione della ricchezza e sostegno delle famiglie. La proposta prevede il bonus da mille euro, un nuovo assegno familiare, una fiscalità locale al servizio del cittadino, un’imposta sulla grande ricchezza netta e la riduzione dell’evasione fiscale: provvedimenti volti soprattutto a favorire le aree sociali medio-basse. Nel dettaglio, la CISL propone l’introduzione di un bonus di mille euro annui per tutti i contribuenti con un reddito individuale fino a quarantamila euro e un bonus di ammontare ridotto e via via decrescente per chi ha redditi compresi fra quaranta e cinquantamila euro. Un nuovo assegno familiare: uno strumento di intervento che superi, accorpandoli, gli attuali assegni e le detrazioni per i figli minorenni e per il coniuge a carico, attraverso un nuovo sistema di detrazioni di imposta che si alzi al crescere dei carichi familiari e si riduca all’aumentare del reddito. Una nuova regolazione delle imposte e tasse locali che preveda un tetto complessivo di tassazione, collegando più chiaramente ciò che si paga alla fruizione dei servizi sul territorio. All’aumentare della fiscalità locale per il cittadino deve corrispondere una riduzione del prelievo fiscale nazionale. La futura Local tax deve vedere l’esenzione della tassazione sulla proprietà della prima casa di abitazione, così come avviene attualmente per l’Imu e modulare i tributi in relazione all’effettiva fruizione dei servizi: per esempio, la Tari andrebbe basata sulla produzione dei rifiuti e non sulla superficie dell’immobile. Varare ancora un’imposta ordinaria sulla grande ricchezza netta che cresca al crescere della ricchezza mobiliare e immobiliare complessiva, con l’esenzione totale sugli imponibili delle famiglie fino a cinquecentomila euro di ricchezza, con l’esclusione da tale computo della prima casa di abitazione e dei titoli di Stato. L’imposta andrebbe a colpire l’ammontare complessivo dei valori mobiliari e immobiliari con aliquote crescenti su diversi scaglioni di valore, dai cinquecentomila euro in su e con aliquota massima per quelli di ricchezza superiori al milione di euro. Infine, rafforzare le sanzioni amministrative e penali, aumentare i controlli, migliorare la tracciabilità dei pagamenti e l’utilizzo delle carte di credito, senza costi aggiuntivi per le famiglie. Introdurre, inoltre, meccanismi di contrasto di interesse che consentano a chi compra di portare in detrazione la relativa spesa, facendo emergere il fatturato oggi occultato. Secondo i calcoli della CISL, l’insieme delle misure avrebbe un costo di circa trentanove miliardi, risorse che potrebbero essere trovate dai fondi destinati al bonus per gli ottanta euro, dall’imposta patrimoniale, dalla lotta all’evasione, da una revisione delle agevolazioni fiscali, dalla rimodulazione degli assegni familiari e dalle nuove misure di contrasto di interesse.