Riforma ex province, nella Sicilia gattopardiana: cambia tutto per non cambiare nulla

Avevano deciso di cambiare ente di appartenenza con un referendum confermativo, invece tutto è rimasto così com’è. Stiamo parlando della riforma sulle ex province, che doveva costituire 9 liberi consorzi e 3 aree metropolitane, ma il ddl in esame alla Commissione Affari costituzionali della Ars, ritorna al punto di partenza cioè 3, Città metropolitane, corrispondenti alle ex province regionali di Palermo, Catania e Messina) + 6 (liberi Consorzi, corrispondenti alle restanti 6 ex province), Un testo che  viola la volontà dei territori. Ed è così che  Gela, Niscemi e Piazza Armerina, si ritroveranno a far parte della città metropolitana di Catania, quando invece avevano deciso di aderire non ad essa ma al libero Consorzio di Catania. L’unica possibilità concessa loro, sarebbe quella di rientrare nei liberi Consorzi di provenienza – Caltanissetta per i primi due comuni, Enna per il terzo. La conseguenza di ciò è che le tre città metropolitane saranno diversissime per densità abitativa, per cui la città metropolitana di Catania si troverebbe  ad amministrare un territorio vastissimo dalla costa ionica fino a Gela. Senza considerare che nel frattempo c’era stato un referendum con il quale la popolazione aveva espresso di passare al Libero Consorzio di Catania, e di cui il governo regionale deve tenere conto. Quindi al problema politico si aggiunge quello giuridico. “Una contro riforma – ha detto Salvatore Curreri, docente di diritto costituzionale alla Unikore – che vanifica un percorso istituzionale dettata dallo stesso legislatore regionale, motivo per cui  si innescherebbe un contenzioso amministrativo che potrebbe facilmente arrivare fino alla Corte costituzionale”. Quindi i diversi comitati richiedono che la classe politica regionale si confrontasse con le realtà locali interessate per cercare soluzioni di reciproca soddisfazione. Altrimenti, vi è la seria possibilità che una riforma sbandierata come epocale, oltre nel rinnegare se stessa, leda la credibilità delle istituzioni”. Sulla questione è intervenuto anche Filippo Franzone, coordinatore del Comitato di Sviluppo dell’Area gelese ” Nessuno può bloccare le scelte del popolo, in Italia vige la Democrazia, facciamo in modo che le regole vengano rispettate da tutte”

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