Riforma scuola: domani sciopero e blocco scrutini. Mentre Renzi tira dritto

Renzi e il ministro dell’Istruzione  Giannini sembrano andare dritto, senza ascoltare il malcontento da parte di migliaia e migliaia di docenti, educatori e personale Ata sulla riforma della scuola. Ieri  è arrivata la notizia dell’approvazione, fatta in rapidità sabato sera,  in VII Commissione Cultura del testo definitivo del ddl La Buona Scuola.  Nonostante l’adesione massiccia allo sciopero indetto da tutte le sigle sindacali, il 5 maggio scorso, i cambiamenti sono stati molto limitati e, di fatto, non hanno toccato l’impianto complessivo della riforma. Anche la calendarizzazione per le discussioni e per l’approvazione in Parlamento, è stata caratterizzata da una grande fretta: il 14 maggio inizieranno i confronti alla Camera e il 19 maggio si voterà per l’approvazione. Per i sindacati questa è una vera e propria “emergenza democratica”, dal momento che si sta per approvare una legge che il personale della scuola, compreso alunni e genitori,  non vuole, che annulla con legge i tanti diritti acquisiti con legge, primo fra tutto quello che impone la cancellazione della Graduatorie ad esaurimento, che non saranno svuotate. Per cui chi verrà assunto bene, ma per gli altri si prevede il buio più totale.
Ed è così che tanti precari, alla soglia dei quaranta anni, dopo aver speso una vita per la scuola e per la formazione, potranno cambiare mestiere. Dopo aver conseguito una laurea, superato concorsi, frequentato Sissis, e corsi di specializzazione, potranno dire addio al sogno di lavorare nella scuola  e, nel caso degli educatori, nelle istituzioni educative. Eppure le Gae, appunto perchè ad esaurimento avrebbero dovuto dare la possibilità di essere assunti, e non essere “cancellati”, eliminando ogni diritto acquisito.  Rilanciate nuove forme di mobilitazione: gli appuntamenti sono lo sciopero del 12 maggio e il blocco degli scrutini. Su quest’ultimo punto, c’è però il pericolo di sanzioni disciplinari e addirittura di multe.ì, che dipenderanno dai singoli dirigenti. Insomma, la posta in gioco si fa sempre più alta. Quello di domani, indetto da tutti i sindacati, soprattutto i più combattivi come i Cobas e l’Usb, sarà un vero e proprio banco di prova per capire quali sono le reali forze della mobilitazione contro la riforma sulla scuola.
Si tratta di una specie  di boicottaggio delle prove Invalsi (e del sistema di valutazione in generale, che rappresenta un punto centrale della riforma scuola) che dovrebbero essere svolte dagli allievi delle scuole secondarie di I e II grado. E mentre i Cobas hanno convocato uno sciopero per l’intera giornata, l’Usb ha scelto una forma di protesta più leggera: uno “sciopero breve di mansione” per quanto riguarda la somministrazione delle prove e alternativamente di uno “sciopero breve delle attività aggiuntive” che porterebbe soltanto al rifiuto della correzione dei quiz .Il blocco degli scrutini è portare la mobilitazione fino alle estreme conseguenze, un modo per mettere il governo di fronte alle sue responsabilità. Come lo sciopero del 5 maggio  si prevede un buon livello di partecipazione. Un sondaggio fatto dal sito  Orizzonte Scuola alcuni giorni ha messo in evidenza che il 97% dei docenti concordi con questa forma estrema di protesta.
 
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