Ripetiamo insieme: l’omosessualità non è una malattia.

Ripetiamo insieme: l’omosessualità non è una malattia.

Scopro che sabato, 1 aprile, nel Teatro della città del Presidente della Regione Sicilia, ci saranno delle testimonianze promosse  da una chiesa evangelica locale. Alessio era omosessuale, Giacomo schiavo della droga.

Alt. Che Giacomo possa aver affidato le sue preghiere a Dio, che abbia potuto ritrovare attraverso la fede l’amore nei confronti della vita e quindi uscire dal tunnel della droga è un bene e ne siamo tutti felici. Qualunque essa sia la filosofia, l’idea, la fede che spinge qualcuno a scegliere la vita non fa che allietare e sollevare quanti gli stanno intorno, la collettività. Ma Alessio era omosessuale e ora non lo è più perché salvato dalla fede?

La tossicodipendenza è una malattia perché abbiamo la possibilità di definire in maniera adeguata un quadro clinico e un quadro patogenetico. L’omosessualità non lo è.

Ripetiamo insieme: l’omosessualità non è una malattia.

Non lo è più dagli anni 80, esattamente dal 1973 quando l’American Psychiatic Association e l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno deciso che andava tolta dall’elenco delle malattie. È chiaro che dal punto di vista religioso l’omosessualità venga bollata come peccaminosa. Sul concetto di peccato dovremmo aprire una parentesi enorme perché nelle stesse religioni di cui sopra si dice che tutti siamo peccatori e che tutti, omosessuali inclusi, possiamo essere accolti nella comunità.

 La testimonianza di Alessio (ex omosessuale) ci dice esattamente il contrario.  Ma esattamente cos’è una malattia? Se mi appresto ad aprire un qualsiasi manuale la definizione di malattia è abbastanza  chiara “qualsiasi alterazione dello stato fisiologico dell’organismo”. Una malattia è una situazione  per la quale si  accelera la morte dell’organismo.  Ma anche non fare sport, fumare o mangiare schifezze accelera la morte del nostro amato organismo. E l’omosessualità non rientra tra queste. Di conseguenza solo la persona stessa potrà definire se la sua propensione sessuale sia un problema.  Trovo l’esposizione della bandiera della propria sessualità come simbolo di fede qualcosa di aberrante. È un offesa a ciò che in questi anni con non poca difficoltà si è fatto nei confronti dell’omofobia, è un’offesa nei confronti dell’ex tossicodipendente che si trova a condividere un palco con qualcuno che malato non era e che non si è salvato da alcunchè.

Ma tutto ciò avverrà il 1 aprile. Conto suo uno scherzo, di pessimo gusto. Con buona pace di tutti quelli che hanno fatto e continuano a fare lotte per ottenere diritti civili che con fatica stanno ottenendo, con buona pace di quelli che soffrono perché parte della “comunità” è piena di pregiudizi, per buona pace di quelli che vengono definiti “contro natura”.

Ripetiamo insieme: l’omosessualità non è una malattia. Amen.