‘Rispondere alla violenza con la denuncia: dalla morte di Giordano risvegliate le coscienze

Sono trascorsi venticinque anni da quell’11 novembre 1992 quando venne ucciso il commerciante Gaetano Giordano, per detto no al pizzo. Giordano era solo quando si è ribellato alla Mafia, come era solo l’altro siciliano Libero Grassi. Ma da allora si sono risvegliate le coscienze di tanti. La denuncia è fondamentale nella lotta al racket, così come è fondamentale lottare insieme agli altri.

Questo quanto è stato sottolineato durante il convegno che si è svolto venerdì scorso a hotel Villa Peretti, e organizzato dalla associazione antiracket Gaetano Giordano, presieduta da Renzo Caponetti. Una occasione per ricordare il commerciate gelese ammazzato da Cosa mentre era in macchina con il figlioletto, rimasto ferito. Gaetano è stato vittima di un sorteggio. Presenti, tra gli altri, il capo della polizia, Franco Gabrielli ma anche tanti imprenditori e commercianti che hanno scelto di intraprendere la strada della denuncia. Molti di loro hanno raccontato la loro esperienza, prima la paura, poi il coraggio di dire no e denunciare, e poi la liberazione da quella schiavitù.

Tra i presenti in prima fila la vedova di Giordano, Franca Evangelista con i figli Tiziana e Massimo. “La tutela della legalità deve essere garantita dal rispetto della regole” ha detto il vicesindaco Simone Siciliano. “Il comune di Gela per i suoi trascorsi storici ha dovuto affrontare gravi situazioni che ne hanno deturpato l’immagine, e ancora oggi la città non è al riparo da situazione che ne minano la sicurezza” ha aggiunto Siciliano. “La cultura del bello può salvare la città” ha concluso Siciliano.

“Gaetano era un grande padre e un grande lavoratore, e mai avrebbe accettato di sottostare a minacce del pizzo” ha detto la vedova Giordano che ha rimarcato come dall’uccisione del marito si sia aperto un capitolo nuovo per la città. Oggi l’antiracket di Gela è diventato un modello per tutti, ha 180 iscritti. L’associazione è nata nel 2005, e da allora sono state portate a termine 160 operazioni di polizia e arrestati 700 estorsori.

” Caltanissetta sta al vertice delle nostre attenzioni con forze di polizie e magistrati che devono avere anche cittadini forti. Denunciare consente di liberarsi di una condizione e dalla paura, dobbiamo rispondere alla violenza con la forza di di dire no”. detto il Capo della polizia Gabrielli.